«Un’esperienza umana di dolore»
Il critico d’arte Parmiggiani sottolinea «la sua capacità di evocare visioni»
REGGIO EMILIA. Sandro Parmiggiani, critico d'arte già direttore di Palazzo Magnani, non ha dubbi sul valore di Jannis Kounellis :«Siamo di fronte - dice - a un grande artista capace di evocare sentimenti e visioni con i suoi materiali e allestimenti caratteristici. Ho visto una sua mostra bellissima alla Fondazione Pomodoro, a Milano, nella quale erano esposte opere fatte con sacchi di carbone, letti e coperte di lana. La sua arte ci catapulta in un mondo e in un'esperienza umana di solitudine e dolore. Ricordo una sua opera della fine degli anni Sessanta, composta da una lastra di ferro nera con, sullo sfondo, una mensola e un uovo bianco, che allude a un'offerta votiva. Un'altra è fatta con un attaccapanni ed un cappotto nero». Vincenzo Trione, sulla Repubblica di ieri, ricorda una significativa confessione di Kounellis: «Sono un pittore che non sa disegnare».
Parmiggiani ne dà un'interpretazione relativa alla sua vocazione: «Kounellis ha sempre detto di essere un pittore visionario pur non dipingendo. Si può praticare la pittura anche senza usare gli strumenti tradizionali. Trovo che la sua esperienza si possa paragonare, in certo senso, a quella di Claudio Parmiggiani. Sono due personalità diverse, ma con una sensibilità comune». «Era - conferma Trione - un artista antico e pensava a se stesso come a un pittore. F Il suo alfabeto è scarno, essenziale, fatto di poche lettere: legni, ferri, bulloni, stracci. La sua sfida consisteva nell'assumere poche materie povere, dense di memorie e sature di esperienze. Le mostrava e le riconduceva entro un ordine, una simmetria, sempre attento a calcolare equilibri e proporzioni». (l.s.)
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