Anche il Pd di Reggio all’esame scissione
L’Esecutivo vuole scongiurare la spaccatura ma ieri al Teatro Vittoria c’erano anche tanti esponenti reggiani del partito
REGGIO EMILIA. È il giorno della resa dei conti in casa del Pd, che oggi – nel corso dell’assemblea nazionale – va in cerca di un accordo per evitare la spaccatura e quella scissione che, ai più, appaiono inevitabili. Da Reggio, alla vigilia dell’appuntamento che può decidere le sorti del Partito democratico, la segreteria ha lanciato un nuovo appello all’unità, con un documento che manda un messaggio a Roma: «A Reggio il Pd resterà il Pd. Nessuno vuole la scissione e lo diciamo ad alta voce».
Ma, nello stesso giorno, i fatti sembrano già aver smentito il comunicato dell’esecutivo: basta guardare la fotografia dei reggiani scattata ieri mattina a Roma, dopo l’incontro al Teatro Vittoria, dove Roberto Speranza, Enrico Rossi e Michele Emiliano hanno lanciato la loro sfida.
Da Reggio è arrivata una ventina di persone, tra cui la consigliera regionale Silvia Prodi, intervenuta sul palco, l’assessore Mirko Tutino (braccio destro di Enrico Rossi), il consigliere comunale Lanfranco De Franco e il capogruppo Andrea Capelli che, in un ristorante di Testaccio, ha poi cantato l’inno partigiano Bella Ciao insieme ai vicini di tavolo, Roberto Speranza e Miguel Gotor. «La parola “socialismo” non deve spaventare – ha commentato Tutino – Non siamo un gruppo di reduci, ma persone che declinano valori storici nel tempo moderno, con l’obiettivo di recuperare la militanza e il consenso di un intero popolo che da tempo ci ha abbandonato. Continuo a credere che quest’idea possa vivere nel Partito Democratico e mi aspetto che il segretario nazionale ci dica che siamo ancora a casa nostra. Nell’iniziativa di oggi (ieri, ndr) e nel progetto di Enrico Rossi c’è molto di Reggio Emilia: c’è una cultura di governo che ha sempre parlato alla società senza creare strappi ma lavorando per il progressivo miglioramento della qualità della vita. Qualsiasi sia il futuro del centrosinistra, questo continuerà a essere il nostro impegno».
Dal palco del teatro Vittoria, da dove è intervenuta, Silvia Prodi, nipote di Romano (ex premier e padre fondatore dell’Ulivo e del Pd), ha ribadito il pensiero che l’aveva portata – in antitesi allo zio – a opporsi in modo fermo alla riforma costituzionale: «Il mio No deciso è nato anche perché non era sopportabile un’ulteriore sottrazione di democrazia. La distanza tra cittadini e istituzioni è troppa, e alla governabilità a qualsiasi costo è preferibile la rappresentatività. Serve una linea non subalterna rispetto al mondo della finanza e dell’impresa, bisogna abbandonare pratiche liberiste che hanno mietuto vittime e alienato relazioni con parti sociali importanti come i sindacati».
Alla vigilia dell’assemblea nazionale, decisiva per le sorti del Pd, anche il presidente della Provincia – Giammaria Manghi – lancia un appello «affinché tutti coloro che hanno responsabilità massime cerchino con ogni forza e sino all’ultimo istante possibile di evitare scissioni, conservando quell’unità che deve essere considerata un valore assoluto. La scissione del Pd rappresenterebbe per il centrosinistra italiano, e per il nostro Paese, una assoluta sciagura, una scelta incomprensibile per la stragrande maggioranza degli elettori».
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