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Artoni va alla “guerra”: «Fercam ci danneggia»

Enrico Lorenzo Tidona
Artoni va alla “guerra”: «Fercam ci danneggia»

Illegittimo lo stop alle trattative: l’azienda reggiana fa partire una diffida. «Campagna allarmistica, così Bolzano ci fa scappare clienti e dipendenti»

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GUASTALLA (Reggio Emilia)  Avevano già fatto la foto promozionale dell’accordo: i rimorchi attaccati con i loghi delle due ditte, segno della partnership che salvava Artoni e rendeva Fercam leader in Italia. Poi l’addio sull’altare. Fercam «rispetti gli accordi» è il monito ora della Artoni, azienda della logistica di Guastalla riguardo alla vicenda del passaggio di un ramo d’azienda alla altoatesina Fercam, messo in discussione dalla stessa società bolzanina.

La crisi dell’azienda reggiana ha un riverbero nazionale viste le sue ramificazioni: 70 centri operativi, quasi 600 addetti diretti e 2.500 indiretti. Un botta e risposta che vede opporsi due dinastie, entrambe rette da una famiglia radicata nei territori di origine, e che hanno “rotto” proprio quando stavano per convolare a nozze. Da una parte, al vertice, c’è Anna Maria Artoni, 49 anni, ex presidente nazionale dei Giovani industriali e poi presidente fin al 2011 di Confindustria dell’Emilia Romagna.

Dall’altra il nuovo pupillo della famiglia Baumgartner, Hannes, 32 anni, figlio primogenito di Thomas. I due amministratori delegati, coadiuvati dalle famiglie e da frotte di consulenti, non se le stanno mandando certo a dire. «L’operazione Artoni-Fercam non si farà» aveva dichiarato alla Gazzetta pochi giorni fa il presidente della Fercam Thomas Baumgartner che accusa il sindacato di non aver accettato le condizioni che poneva l’acquirente. «Un mese fa si poteva discuterne; ora l’azienda reggiana sta colando a picco e l’affare non è proponibile. Non ci interessa più».

Benzina sul fuoco, come fa capire Artoni che ieri ha pubblicato una nota al vetriolo, riducendo al lumicino le possibilità di ricucire lo strappo. La trattativa, scrive Artoni, «ha subito nel corso delle ultime ore una gravissima lesione da parte del Gruppo Fercam il quale, dal un lato, ha inaspettatamente quanto illegittimamente interrotto un processo di trasferimento del principale ramo d’azienda Artoni in capo ad una società neo costituita dal citato gruppo bolzanino», la FercamArtoni, «e, dall’altro, ha provveduto a perpetrare una diffusa campagna allarmista in danno del Gruppo Artoni rilasciando informazioni destabilizzanti per il mercato e provocando un’incontrollata diaspora di clienti e dipendenti».

In particolare, viene spiegato, Artoni «contesta in toto i contenuti di cui alla differenti comunicazioni divulgate negli scorsi giorni dal Gruppo Fercam ed intende notiziare dipendenti, fornitori e parti sociali di aver già provveduto ad invitare e diffidare FercamArtoni a rivedere la posizione presa e a provvedere, senza indugio, a dar corso alle intese già più volte condivise, al fine di porre in essere gli adempimenti necessari al perfezionamento dell’operazione in parola, con salvezza dei valori occupazionali in gioco». Quindi, viene osservato ancora in un altro passaggio della nota, «in difetto, anche in considerazione degli ingenti danni che il Gruppo Artoni, i sui dipendenti ed i suoi creditori subirebbero in caso di mancato perfezionamento della succitata operazione nel corso delle prossime ore, è ferma intenzione del Gruppo Artoni - suo malgrado - provvedere alla tutela dei propri diritti nelle sedi competenti».

A giudizio della società reggiana «contrariamente a quanto affermato dal Gruppo Fercam, infatti, gli accordi tra le parti risultavano sostanzialmente raggiunti e pronti per essere sottoscritti già nella giornata di venerdì 10 febbraio a valle di un intenso periodo negoziale nel quale, tra l’altro, il Gruppo Fercam, come d'uso in queste operazioni, ha avuto completo accesso ai più sensibili dati del Gruppo Artoni». Invece, prosegue la lunga nota partita da Guastalla, «inaspettatamente, FercamArtoni non dava corso alla sottoscrizione dei testi presso il notaio incaricato dalla medesima in Bolzano (sottoscrizione fissata per sabato mattina 11 febbraio), apparentemente in ragione della necessità di un accordo con le sigle sindacali. Detto accordo, proposto per la prima volta alle parti sociali in data 10 febbraio - viene spiegato ancora - veniva recepito già nella giornata di lunedì 13 febbraio nella forma gradita al Gruppo Fercam, sotto la minaccia costante del medesimo di ritirarsi dall'operazione in caso di mancato raggiungimento dello stesso». Il testo dell'accordo, sottolinea Artoni, è stato consegnato al presidente del Gruppo Fercam «per mani delle rappresentanze sindacali che lo hanno sottoscritto unitamente al Gruppo Artoni già nella giornata di mercoledì 15 febbraio».

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