Il Comune sul caso Abbate «Ecco le ragioni dello sfratto»
GUASTALLA. Una delicata vicenda, quella dello sfratto esecutivo nei confronti della famiglia Abbate, ma il Comune intende fare chiarezza sul caso e sui percorsi proposti al capo famiglia per trovare...
GUASTALLA. Una delicata vicenda, quella dello sfratto esecutivo nei confronti della famiglia Abbate, ma il Comune intende fare chiarezza sul caso e sui percorsi proposti al capo famiglia per trovare una soluzione.
«Nell’ottobre 2015 – dice un comunicato – il Comune ha inviato una lettera a tutti i cittadini assegnatari di alloggi pubblici, invitando chi si trovava in una situazione di morosità a prendere contatti con i servizi sociali per regolarizzare la posizione debitoria». E a questo invito ha risposto la maggior parte degli interessati, con i quali il Comune ha iniziato un percorso di recupero del debito, ma «purtroppo il signor Antonino Abbate è uno dei pochi che non ha risposto all'appello. Alla famiglia Abbate è stato assegnato nel 2007 l'appartamento di proprietà comunale di via Catellani , come previsto dalla Legge Regionale per l'assegnazione degli alloggi di edilizia pubblica. Come altri alloggi comunali della stessa via, anche quello degli Abbate si trova in una palazzina con impianti centralizzati, per cui le spese condominiali a carico dell'inquilino comprendono riscaldamento, acqua e luce delle parti comuni, più le spese per l'amministratore condominiale, la manutenzione del giardino e l'ascensore».
Il Comune afferma che dal 2007 ad oggi il signor Abbate «ha maturato un cospicuo debito con l'ente comunale costituito da affitti, utenze e spese generali». Ma nonostante questo, il Comune tenendo conto delle difficoltà di questa come altre famiglie, «ha chiesto più volte agli organi competenti il rinvio della procedura esecutiva di sfratto, nel tentativo di trovare con essa una legittima e condivisa modalità per recuperare il debito maturato. Per questo, in numerose occasioni è stato chiesto al signor Antonino di dimostrare la propria volontà di pagare il debito, offrendogli l'opportunità di svolgere tirocini lavorativi retribuiti, anche con mansioni diverse, che gli avrebbero permesso di iniziare a pagare le somme dovute». Ma niente da fare, Abbate ha sempre rifiutato ogni proposta lavorativa e anche la sua richiesta di cambio alloggio «non può essere accolta sia per la consistente esposizione debitoria, sia perchè la famiglia, composta da sei persone, deve alloggiare in una metratura idonea così come stabilito dalle norme in materia».
E anche il problema figli legato ad uno sfratto, non è stato trascurato: «Il Comune ha verificato scrupolosamente la posizione dei minori, con la volontà di garantire loro un’adeguata assistenza qualora la famiglia non sia in grado di assicurare una giusta collocazione. Anche per la famiglia Abbate, dunque, il servizio sociale comunale è pronto a garantire la dovuta assistenza».
E sulle, condizioni di salute di Antonino Abbate e della moglie «questo aspetto, che a livello umano è stato ripetutamente considerato, in sede di sfratto è stato valutato da un medico legale che non ha trovato impedimenti di salute tali da non procedere con lo sfratto». Eseguito lo sfratto e cambiata la serratura, Abbate è comunque tornato ad occupare l'appartamento e «con grande rammarico abbiamo dovuto prendere atto che, l'Abbate dopo qualche ora, ha forzato la porta ed è rientrato nell'alloggio ignorando ancora una volta le leggi e occupando abusivamente i locali. Tali comportamenti – conclude la nota – ledono i diritti di tutti i cittadini ed in modo particolare quelli di 70 famiglie del Comune che attendono di ricevere un alloggio pubblico popolare. Si tratta di cittadini disposti a darsi da fare per poter pagare l'affitto nel rispetto delle regole e ai quali il Comune di Guastalla fatica a dare una risposta per mancanza di alloggi». (m.p.)
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