Gazzetta di Reggio

Reggio

Per il potere ti affetto il partito

Stefano Scansani
Per il potere ti affetto il partito

4 MINUTI DI LETTURA





Da Roma non si vede Reggio Emilia. Oppure la si intravede solo quando a Roma fa piacere o comodo. Cioè i litiganti che stanno sfracellando il Pd non hanno idea di quanto la loro base sia disorientata e atterrita dallo spettro della scissione. I litiganti non capiscono o non gliene importa nulla.

Ha scritto bene ieri il collega Evaristo Sparvieri nell’evidenziare che tutta questa autodistruzione, questo suicidio di massa, è il frutto di un calcolo intestino: separarsi, contarsi, capire che cumulo di posti ogni gruppo sparso o partito nuovo può raggranellare con questa o quella legge elettorale. Posti. È una seggiovia.
Ciò che rischia di andare a farsi benedire non è il Pd che Renzi ha personalizzato e nevrotizzato. Non è il Pd che il borbottante Bersani o il tagliente D’Alema per mille personalismi, vendette primitive o giaguari da smacchiare, vanno avocando.

Rischia la tenuta e l’esistenza di un brano fondamentale della politica italiana e del governo del Paese: il centrosinistra. Così non è difficile pronosticare una vittoria del movimento grillino nonostante il giornaliero psicodramma del Campidoglio, o una riscossa del centrodestra sempre più lepeniano e trumpista. Se capiterà la colpa sarà di Renzi, Bersani, D’Alema e della compagnia satellitare dei candidati d’occasione.

Rischia il centrosinistra. Che è una casa articolata. Pare ne sappia qualcosa il sindaco di Reggio, Vecchi, quanto i suoi colleghi che in Emilia Romagna guidano amministrazioni dove il collante e il carburo non sono partitici, ma d’area. Il primo cittadino di Reggio è preoccupato. Che cosa potrebbe accadere in giunta e quindi nel gruppo se il Pd davvero dovesse polverizzarsi?

Vecchi è certo del fenomeno di “Roma che non vede Reggio Emilia”, ma anche di “Reggio che non vuole vedere Roma”: ognuno resti al suo posto per mandato e per coerenza, nonostante la cogida y la muerte (il cozzo e la morte, Garcia Lorca, Alle cinque della sera...). La scissione vista e vissuta qui, da noi, per il portato della storia e l’essenza del presente reggiano, sarebbe una fissione. Cioè quello che in fisica nucleare è la rottura in più parti di un atomo, la quale produce una ingovernabile energia e mortale radioattività. La gente - sia quella votante o iscritta al Pd sia tutta quell’altra - non capisce la minaccia di mandare il partito a carte quarantotto. Chi glielo spiega? Questa è la prima preoccupazione del segretario provinciale Costa che renziano non è, anzi, ha un dichiarato radicamento nella filiera bersaniana. La base rispetto al ring romano è un’altra cosa.

E pensare che Renzi il solista veniva accusato di non essere riuscito a far penetrare la sua dottrina nelle periferie, nei territori, fino in fondo. Forse la realtà è altra: è la nomenclatura d’antica fibra comunista e di vecchia furbizia democristiana che quando vuole perpetuare il potere fa a fette il partito. E della base se ne frega.
Altra annotazione: la nomenclatura, quando ha fame, la base se la mangia. Provate a mettervi nei panni ideali, sentimentali, politici, morali, sociali di un militante che chissà da quante estati fa il cameriere, il cuoco, il volontario a Festareggio o a Villalunga.

Chi glielo spiega che la classe dirigente del Pd benvenuta, ospitata, abbracciata tra luglio e settembre ora si sbrana perché riesce a dire nulla di sinistra, oppure perché bada al calendario del vitalizio, dello scranno parlamentare o all’algebra proporzionale o maggioritaria. Cannibalismo.

Mi lasciate rievocare una frase di Gramsci? “Crisi è quel momento in cui il vecchio muore ed il nuovo stenta a nascere”. Dunque serve pazienza. E mi lasciate predicare qualcosa di paolino, cioè di San Paolo?
L’ultimo arrivato dei candidati discepoli, che molto ebbe a battagliare per il suo diritto interno alla competitività? In una lettera ai Corinzi sembra voler comporre gli attriti fra i tanti gruppi: “Come il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo”.

Cioè, la guerra intestina del Pd, partito di maggioranza e di governo, oltre ad essere infima e incomprensibile è arretrata e scandalosa rispetto alle attese ed emergenze del corpo Italia, del corpo mondo. S’azzuffano senza pudore nel bel mezzo delle crisi, di una generazione che s'è persa il lavoro, di un’etica sociale alla deriva, di fratture internazionali, di un terremoto che non finisce mai.

Eppure il governo Gentiloni si sforza nel procedere con la sua marcia fino a quale data non si sa. Appena venerdì l’esecutivo ha dato il via libera al licenziamento in tronco e rapido dei furbetti del cartellino. Valesse anche per i furbetti del congressino.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google