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Prostituzione, ecco l’identikit dei clienti

di Leonardo Grilli
Prostituzione, ecco l’identikit dei clienti

Controlli notturni dei carabinieri sulle strade dell’eros. Il fenomeno è diffuso ovunque, dai marciapiedi alle abitazioni

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REGGIO EMILIA. Professionisti, impiegati e operai, molti dei quali sposati, con un’età compresa tra i 25 ed i 65 anni. Sono questi i clienti tipo che ogni notte e ogni giorno affollano le strade e le abitazioni reggiane alla ricerca di una prostituta con cui passare un’ora di piacere a pagamento. Uomini che nascondono tutto alle proprie mogli, alle loro figlie, alle loro madri. Una rete di prostituzione ramificata nelle strade e nelle case che tocca ogni angolo della città. E che spesso avviene alla luce del giorno, creando degrado e pericolo per gli automobilisti. È questa la “mappa dell’eros illegale” che i carabinieri di Reggio Emilia stanno tracciando, grazie a indagini lunghe e complesse.

E un primo importante tassello nella lotta a questa piaga è stato inferto nella notte fra venerdì e ieri, quando i militari hanno fatto scattare un blitz nelle zone che vanno dalla via Emilia alle frazioni di Cella e Pieve Modolena.

I controlli, oltre a sanzionare diverse prostitute ai sensi dell’art 5 della legge Merlin (che prevede multe dai 16 a 93 euro per chi in luogo pubblico invita al libertinaggio in modo scandaloso e molesto, come accertato per quattro prostitute), hanno portato ad accertare una sorta di spartizione delle strade per sesso e nazionalità. I trans, prevalentemente peruviani e venezuelani, si prostituiscono tra via Gianbattista Vico sino a via Newton condividendo, in alcuni casi, l’area con giovani rumene le quali, a loro volta, popolano maggiormente via Fratelli Cervi.

Andando invece verso la zona industriale di Corte Tegge vi sono le donne albanesi mentre nella parte terminale di via Emilia che poi porta a Calerno si prostituiscono le brasiliane. Complessivamente i carabinieri hanno controllato una ventina di passeggiatrici e una decina di clienti. E, dopo aver curato la fase “repressiva”, i militari hanno dato il via alla seconda fase di “disturbo economico”. Si sono infatti posizionati nelle aree di sosta delle prostitute con le autovetture di servizio e lampeggiante acceso, allontanando così i clienti.

L’attività investigativa ha inoltre confermato che tra via Sani e via Emilia Ospizio la prostituzione avviene in strada da parte di cittadine cinesi che poi “spariscono” all’imbrunire. Ben più variegata invece la nazionalità e le aree cittadine della prostituzione nelle abitazioni. Qui si trovano anche cittadine polacche, ucraine, russe e italiane che accettano gli incontri solo attraverso contatto telefonico con i clienti. Le prime indagini hanno confermato l’esistenza di alcove del sesso diffuse a macchia di leopardo in tutta la città.

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