Una débacle ma c’è ancora uno spiraglio
REGGIO EMILIA. Solo un miracolo può salvare la trattativa tra Fercam e Artoni. A compierlo potrebbe essere la politica, molto presente in Emilia ma un po’ meno influente negli affari privati a...
REGGIO EMILIA. Solo un miracolo può salvare la trattativa tra Fercam e Artoni. A compierlo potrebbe essere la politica, molto presente in Emilia ma un po’ meno influente negli affari privati a Bolzano.
Il Pd reggiano si è già fatto sentire ma qui si parla di soldi e di imprenditori, che tengono sotto scacco il destino di 3mila persone legate ad Artoni.
Soldi privati, 60 milioni di euro, prezzo della trattativa che dovrebbe essere pagato da Fercam, che chiede però 170 esuberi su 580 lavoratori di Artoni.
Le parole spese dalle rispettive famiglie lasciano poco spazio alle buone speranze, anche se «da parte del Gruppo Artoni vi è ancora, come v’è sempre stata, la disponibilità a sottoscrivere gli accordi e a dare seguito alle intese già raggiunte, non solo al fine della migliore valorizzazione del patrimonio del Gruppo in favore dei creditori ma, ciò che più conta, al fine della salvaguardia del valori occupazionali, comprensivi dell’importante indotto di servizi» scrive l’azienda di Guastalla.
A tenere il coltello dalla parte del manico è però Fercam, fatturato 2015 633 milioni, 1.800 dipendenti diretti e 2.300 collaboratori, con un utile di 5,5 milioni. Artoni ha aveva invece un fatturato di 213 milioni. (e.l.t.)
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