«Dividerci? Una enorme delusione»
I reggiani vicini all’ala renziana invitano ancora all’unità del partito, con la necessità di ammodernarne i contenuti
REGGIO EMILIA. Scissione sì o scissione no? Quello che si prospettava come il D-Day per il Partito Democratico infine sembrerebbe aver decretato la sua spaccatura. Tutti fermi sulle proprie posizioni all’assemblea di ieri e solo qualche piccola apertura al dialogo. Le parti si stanno ancora studiando, aspettando l’uno l’errore dell’altro. La scissione, quindi, sembra ormai sempre più vicina e inevitabile anche se tutti gli oratori l’hanno descritta come un’ipotesi da scongiurare.
Lo ha fatto, in un intervento a sorpresa, il governatore della Puglia Michele Emiliano. E lo hanno fatto soprattutto gli uomini di area renziana. Fra questi, diversi i reggiani che ieri hanno preso il treno diretti all’hotel Parco dei Principi. In prima linea, come sempre, il sottosegretario alla presidenza della Regione Emilia-Romagna, Andrea Rossi: «Oggi diventa difficile capire se ci sarà o meno una scissione, ma se così fosse sarebbe una delusione. Ho apprezzato l’intervento di Emiliano che ha voluto smorzare i toni per trovare un punto di incontro ma l’unica cosa certa per adesso è la strada da intraprendere». E il riferimento, ovviamente, è al prossimo congresso, con la necessità nel frattempo di «ragionare sui contenuti e ridefinire il progetto del Pd aggiornandolo alle sfide del nuovo millennio. Partendo, per esempio, dai diritti».
Necessità condivisa anche da Andrea Tagliavini, sindaco di Quattro Castella, che non ha nascosto di essersi riconosciuto in particolare «negli interventi di Renzi, Veltroni, Franceschini e Martina. L’invito è quello di rimanere del Pd e a partecipare al congresso anche da posizioni diverse. Io penso che si siano fatti passi avanti, Renzi e altri hanno fatto molte aperture l’importante è che il confronto avvenga sui temi e problemi che interessano gli italiani non su procedure burocratiche o date».
Appello all’unità rilanciato anche dall’assessore alla Sicurezza di Reggio Emilia, Natalia Maramotti: «Io spero che si resti uniti, non credo che la creazione di due partiti che sarebbero come la Margherita e i Ds faccia pensare al futuro. Sarebbe triste se tutta la fatica che si è fatta in 25 anni e in 10 di Pd per andare oltre le barricate ideologiche del ’900 venisse buttata alle ortiche per tornare al desiderio di costruire con il proporzionale nuovi steccati. Sono d’accordo con Veltroni, non sarà il consociativismo dei tanti partiti che ci porterà avanti, semmai sarà il riformismo».
Ottimista, infine, la deputata reggiana del Pd Antonella Incerti: «Nel complesso secondo me è stata un’assemblea utile, io ho apprezzato molti interventi di gran livello, da Fassino a Cuperlo, da Damiano a Orlando. Tutti hanno cercato di fare un appello all’unità dando argomenti validi e diversi rispetto a quello che è il momento. Ma la necessità adesso è di riformulare le basi programmatiche del partito per affrontare una sfida non al nostro interno ma con le destre. La scissione? È presto per dirlo ma credo che dopo oggi un margine in più possa esserci e il mio auspicio è che si resti uniti».
Insomma, tutto resta ancora com’è anche in casa reggiana. E una prima svolta, se ci sarà, avverrà dopo martedì quando si terrà l’ultima direzione politica del Pd. Il vero fischio d’inizio di questa difficile partita avverrà lì.
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