Gazzetta di Reggio

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«Il nostro viaggio non finirà mai»

di Mara Bianchini
«Il nostro viaggio non finirà mai»

Beppe Carletti ricorda l’amico di sempre durante il concerto «Avrebbe compiuto 70 anni, ma è sempre qui con noi»

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NOVELLARA. Di palchi ne ha calcati parecchi, di concerti ne ha fatti a centinaia ma l’emozione nel salire quei sei scalini che portano al palco è la stessa di cinquant’anni fa.

Beppe Carletti sale i primi quattro poi si ferma, guarda il pubblico, il suo pubblico, sorride e sul viso si vede l’emozione. Proprio così, l’emozione. Che quando si pensa ad un personaggio di spettacolo del suo calibro non si mette mai in conto, ma che invece c’è.

Fa un bel respiro ed eccolo sorridente sul palco ad accogliere gli applausi di chi è venuto per sentire i Nomadi. Non saranno i cinque o seimila dei primi anni ma sono tanti e di diverse generazioni. Sono stati proprio i bambini a dare il via al concerto. Sul maxischermo del palco, infatti, è stato proiettato un cortometraggio girato dalla scuola elementare 5 B di Porto Recanati sulla violazione dei diritti umani. Un video ben girato, che ha toccato temi importanti come lo sfruttamento del lavoro minorile.

Da sempre il Popolo Nomade che segue il concerto della storica band novellarese è formato da giovani, adulti, anziani e bambini, perché le canzoni dei Nomadi sono sempre al passo con i tempi. La più lampante delle conferme arriva dal testo di “Dio è morto” che con il suo denunciare e sperare è sempre attuale. Quella di quest’anno, poi, era un’edizione particolare e la scaletta dei brani eseguiti durante le quasi tre ore di concerto lo ha confermato. Il 18 di febbraio sarebbe stato il 70esimo compleanno di Augusto Daolio che assieme a Beppe Carletti fondò la band negli anni Sessanta. «Augusto oggi avrebbe settant’anni – ha commento Carletti – come tra poco li avrò io. Una bella festa in onore di un leader come lui. Abbiamo iniziato 54 anni fa e penso che prima o poi mi ritirerò... ma come si fa con un pubblico così bello. Fino a quando salire su un palco mi darà emozioni e mi farà divertire, mi sa che non ci riuscirò. Il nostro vaiggio non finirà mai. Ed ora meglio iniziare». Carletti con la sua semplicità e naturalezza ha dato il via ad una serie di grandi successi iniziando da “Senza patria” continuando con “Sangue al cuore”, “Aironi neri”, “Noi non ci saremo”, tratto dall’ultimo album che i Nomadi fecero con la voce di Augusto. Poi ancora “Rubano le fate”, “Serata bolognese”, “Auschwitz”, “Ala bianca” e tante tante altre. Canzoni con nuovi arrangiamenti, più rock e meno melodici, che però non tolgono alle parole la loro importanza. Sul finale i cavalli di battaglia “Dove si va” presentata a Sanremo, “Un pugno di sabbia”, “Canzone per un’amica”, “Ho difeso il mio amore”, il tutto sempre condito dal contatto con il pubblico, che insieme ai Nomadi viaggia sulle ali della musica.

La conclusione del concerto, come sempre, è stata affidata ai biglietti lasciati sul palco, agli striscioni e ai regali lanciati alla band. E sulle note di “Io Vagabondo” Beppe Carletti ha salutato il pubblico. Anzi gli ha detto arrivederci, «perché i Nomadi sono già in studio per il nuovo album».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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