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In 20mila a Novellara nel nome di Augusto

Martina Riccò
In 20mila a Novellara nel nome di Augusto

L’evento in ricordo di Daolio, storico leader dei Nomadi. La compagna Rosy: «Da 25 anni senza di lui, eppure resta il motore di tutto». Il sindaco: «È sempre stato un grande artista, l’abbiamo scoperto tardi»

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NOVELLARA (Reggio Emilia)  Pittore. Poeta. Cantante. Artista. Ecco Augusto Daolio. Un mito, immortale ed eterno, in grado di richiamare – ogni anno da 25 anni – decine di migliaia di persone nella sua Novellara. «E ogni volta è un’emozione grande», dice Rosanna Fantuzzi (per tutti Rosy) nel cortile della Rocca dei Gonzaga, all’ombra del roseto che Augusto tanto amava. «Quest’anno sono 25 anni senza Augusto – ricorda la compagna di una vita – ma con Augusto.

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Li abbiamo vissuti con lui grazie all’Associazione Augusto per la vita e ai suoi fan che ogni anno vengono a Novellara». E non sono quattro o cinque. Ma almeno ventimila. «Augusto ha preso una pausa dalla vita terrena – la voce di Rosy si rompe – ma è sempre lui il motore.

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Sue le mostre, sua l’associazione, sue le borse di studio. Ha speso una vita in funzione delle persone a cui voleva bene, ossia la gente. Ed è proprio per quel bene che, ogni anno, tutte queste persone non riescono a non venire a Novellara».

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«Quest’anno Augusto avrebbe compiuto 70 anni – ricorda l’amico di sempre, Beppe Carletti –. E nonostante manchi da 25 anni è ancora vivo in me e in tutte le persone che lo hanno conosciuto. E questo è bellissimo. Vedere che migliaia di persone continuano a venirlo a salutare ci fa venire voglia di fare ancora tanti tributi, in modo che Augusto viva ancora».

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E quest’anno – oltre ai fiori, i biglietti, gli oggetti sulla tomba – ad Augusto è stato fatto un altro regalo. Il sindaco Elena Carletti, con fascia tricolore al collo, ha riconosciuto ufficialmente il suo valore di artista. «Ho un ricordo molto nitido di Augusto – racconta il primo cittadino, nonché figlia di Beppe Carletti – quando negli anni Ottanta cercava, faticosamente, di conquistarsi uno spazio espositivo nella Rocca dei Gonzaga, che non era ancora così bella e restaurata. È come se lo vedessi ora, con il martello e i chiodi in mano, mentre trasportava da solo i suoi quadri e cercava di ottenere quella visibilità di pittore che non gli era riconosciuta. Non per cattiveria – aggiunge –. A volte siamo in presenza di artisti e non riusciamo a capirlo, a riconoscerli. Ho voluto inaugurare la sua mostra “Augusto Arboreus” da sindaco, e non da amica. Per riconoscere appieno, anche a nome delle amministrazioni precedenti, il valore di Augusto Daolio: pittore, poeta, cantante, artista».

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