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L’ombra del riciclaggio dietro i furti nei negozi

L’ombra del riciclaggio dietro i furti nei negozi

Secondo i carabinieri ci sarebbero diversi commercianti “compiacenti” che comprano da ladri professionisti i prodotti trafugati dagli scaffali

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REGGIO EMILIA. Si definisce taccheggio il furto di prodotti in esposizione in negozi ed esercizi commerciali in genere (a proposito, il termine deriva da “tacco” come veniva chiamato il portamonete molto diffuso fino a qualche decennio fa, quindi sinonimo di borseggio).

Non ci sono dati ufficiali ma si stima che anche a Reggio Emilia e nel resto della provincia siano decine i taccheggi che vengono compiuti ogni giorno. Ma soltanto una parte viene denunciata dai commercianti alle forze dell’ordine, perchè spesso il valore della merce rubata è davvero poca cosa e allora finisce che il negoziante decise di lasciare perdere, anche quando sorprende in flagranza il ladruncolo di turno.

Lasciando stare la categoria dei taccheggi compiuti da persone in stato di indigenza, i poveri insomma (c'è statisticamente un picco verso la fine del mese, quando i soldi delle pensioni o dei salari più bassi sono quasi finiti), resta preoccupante il fenomeno del taccheggio compiuto invece da ladri professionisti. Malviventi che agiscono da soli muovendosi con disinvoltura e mosse rapide tra gli scaffali di negozi e supermercati, ma agendo anche in coppia (un uomo e una donna che spingono un carrello non destano sospetti) o addirittura in gruppo, con 2-3 individui che “coprono” quello che materialmente arraffa la merce e la nasconde.

Secondo alcune indagini condotte dai carabinieri del Comando provinciale, partite dalla denuncia di due giovani cittadini romeni per un furto di cosmetici in un negozio di Casalgrande e di un georgiano di 40 anni anch'esso denunciato per un furto di prodotti di alta cosmesi in un negozio di Reggio Emilia, dietro la pratica del taccheggio e il successivo piazzamento della merce rubata, ci sono dei commercianti compiacenti. Secondo l'Arma reggiana sarebbero numerosi e diversificati i canali attraverso i quali la refurtiva viene riciclata. Una sorta di “porta a porta” dove le bande dei malviventi propongono la loro refurtiva ad altri negozi, a ristoranti, bar. E ci sarebbero anche furti commissionati da venditori ambulanti che operano in zone fuori dal Reggiano . Conferme in questo senso vengono anche dal tipo e valore di prodotti ritrovati dai carabinieri in alcune operazioni, come quella in casa di quattro stranieri in città trasformata in magazzino: tranci di prosciutto, buste di salmone, punte da parmigiano reggiano, vini di qualità, superalcolici, ma anche biancheria, elettrodomestici professionali come phon e piastre per capelli. Nella casa dei quattro stranieri i militari trovarono anche una “nota contabile” che conferma una vera attività di compravendita della merce rubata.

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