Gazzetta di Reggio

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Crisi Artoni, coop costrette a licenziare

di Enrico Lorenzo Tidona
Crisi Artoni, coop costrette a licenziare

Un’altra ditta annuncia il taglio di 90 facchini nelle sedi del gruppo. Righi: «Effetto domino, intervenga il ministro»

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REGGIO EMILIA. «La riduzione dell’attività di Artoni non rende più proficua la nostra attività in quella azienda». È questo il sunto della lettera giunta ieri mattina ai sindacati reggiani della Filt-Cgil dalla coop La Giovane di Parma, che ha annunciato la riduzione del suo personale operante nel gruppo di trasporti e logistica Artoni di Guastalla. Si tratta di altri 86 facchini che stanno subendo l’effetto domino dovuto allo stallo delle trattative tra Artoni e Fercam di Bolzano, che sembra ora naufragare definitivamente. Quest’ultima doveva salvare l’attività già in crisi nera del gruppo reggiano rilevandone il ramo. Un’operazione saltata all’ultimo, mettendo a rischio i 580 dipendenti diretti di Artoni e il maxi indotto formato da 2.500 lavoratori. Ma La Giovane è solo l’ultima coop - in ordine di tempo - costretta a ritirare i propri soci e dipendenti per mancanza di lavoro nel gruppo reggiano, che era in grado di sviluppare fatturato per 200 milioni di euro, obiettivo che rischia di restare un miraggio. Ieri mattina i dipendenti diretti reggiani di Artoni si sono presentati regolarmente al lavoro. Poi l’assemblea con i sindacati, che hanno lanciato l’ultimo appello: «Deve assolutamente intervenire il ministro Calenda del ministero dello Sviluppo economico - tuona Marco Righi della Filt-Cgil di Reggio Emilia - la situazione è drammatica e siamo subissati da richieste di aiuto, informazioni e di intervento in questa vertenza che coinvolge troppe persone per essere lasciata andare a picco. Calenda deve chiamare a Roma Artoni e Fercam per metterli anche davanti alle loro responsabilità». Fercam (leggi articolo sotto) ha confermato la rinuncia all’acquisto, gettando nello sconforto i 580 dipendenti diretti attivi nell 39 filali in Italia, quasi tutti amministrativi, che però possono almeno contare sugli ammortizzatori sociali. Un ombrello concesso in parte anche ai lavoratori delle coop (principalmente facchini, molti dei quali soci che vengono lasciati semplicemente a casa senza nemmeno il licenziamento) ma che non copre invece le centinaia di partite Iva, soprattutto autisti in mono committenza che difficilmente saranno riassorbiti nella logistica, mercato in affanno. A Bologna anche la coop Logistica ha gettato la spugna con i lavoratori che aveva impiegato nel centro Artoni dell’interporto di Bologna. «Quella coop fa parte del consorzio Carisma che ha circa 300 addetti in Artoni - ci racconta Loretta Viani della Filt Cgil di Bologna - impegnati su due turni e che da giovedì sono rimasti a casa».

Diversa merce di Artoni era già stata spostata nei magazzini di Fercam. Un intreccio industriale bloccato sul nascere - con diverse complicazioni - e che rischia di finire in tribunale, vista il botta e rispota tra le due aziende. «È in atto una guerra tra poveri - dice Viani parlando dei facchini - siamo in un settore a basso margine. Parliamo di centinaia di persone che tra un po’ non avranno più il pane per le proprie famiglie». «Nonostante le ingenti perdite di fatturato e “fuga” di figure apicali e dipendenti essenziali per l’operatività aziendale in Artoni - denunciava l’azienda di Bolzano in una nota di pochi giorni fa - Fercam tramite la propria controllata FercamArtoni srl era in trattiva per l’affitto del ramo d’azienda di 22/24 filiali e un organico di circa 400 persone, ovvero quasi tre quarti dell’intero organico Artoni».

Proprio Artoni è pronta ad andare in tribunale per difendere - quantomeno - la sua onorabilità. L’attività è ferma e con il passare dei giorni la sopravvivenza della storica azienda si fa sempre più difficile. La tempistica, quindi, è decisiva, anche se l’intervento del ministro difficilmente farà tornare sui suoi passi Fercam, che con Artoni conta ormai rapporti altamente deteriorati.

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