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Giuliano e l’amore per il vinile: «Ho 25mila dischi e non smetto»

A Castellarano uno dei maggiori collezionisti italiani di dischi: «Il mio primo 33 giri? Nel 1965 ed era dei Nomadi»


21 febbraio 2017 di Paolo Ruini


CASTELLARANO. E’ uno dei maggiori collezionisti d’Italia in materia di dischi. In più di mezzo secolo è riuscito a comprare migliaia di dischi in vinile. Il disco in vinile, un materiale plastico, è conosciuto anche come microsolco. Il collezionista si chiama Giuliano Trenti, ha 66 anni e ritiene la qualità di riproduzione del vinile superiore a quella del digitale e dei cd. E il mercato degli ultimi tempi sembra dargli ragione, perché numerose case discografiche sono tornate a stampare i “disconi neri” di vari artisti.

Quando ha comperato il primo disco?

«Me lo ricorderò sempre: era il 1965, e il primo 33 giri che ho comperato è stato quello dei Nomadi dal titolo “Per quando noi non ci saremo”. Lo pagai 1.800 lire».

Da quel lontano 1965 ad oggi, quanti dischi conta la sua collezione?

«Oggi mi posso vantare di avere oltre 25.000 dischi. Praticamente quasi tutta la discografia dei cantanti italiani dagli anni ’60 agli anni ’90, oltre a dischi originali dei Beatles e di tantissimi altri cantanti stranieri».

Li ha comprati solo in negozio o anche altrove?

«Molti li comperavo in negozio per poi trasmetterli in unprogramma radiofonico, ma moltissimi sono riusciti a trovarli girando tra le fiere specializzate, i raduni ed i mercatini di tutta Italia».

Ma il vinile non è stato messo in pensione dall’avvento del digitale?

«Non penso. Chi ama veramente la musica e vuole ascoltare un brano nel pieno delle sue caratteristiche, lo ottiene solo da un disco in vinile e un buon impianto. Il digitale, come sostengono anche altri, è un suono più freddo e non completo come quello che si sente nei dischi tradizionali. Poi un disco dura in eterno, ovviamente se custodito nel modo giusto, mentre è provato che il cd o una chiavetta usb possono avere dei problemi con il tempo e perdere delle caratteristiche».

Ma non siete rimasti in pochi ad essere affezionati al “vile vinile”?

«Al contrario, c’è un prepotente ritorno agli lp a 33 giri, soprattutto in America. Artisti come Madonna o Bruce Springsteen realizzano i loro album sia in cd che in vinile (in Italia Ligabue e altri artisti, ndr). In Italia vi sono tante persone che collezionano dischi e alcuni pezzi raggiungono delle buone quotazioni, ovviamente soprattutto se sono originali e non ristampe».

Molti si ricordano di lei per le trasmissioni su quelle che venivano chiamate radio libere, come Radio Europa, Radio Amica, Radio Stella. Le piacerebbe rifarlo?

«Sì, e ho deciso di realizzare un nuovo programma radiofonico in cui trasmetto musica non in digitale ma, ovviamente, suonata col vinile che gira sul piatto. E ho già l’emittente radiofonica: è Radio 106 di Scandiano, dove tutti i venerdi sera, dalle 20 alle 22, tengo alta la bandiera della musica incisa sul disco».

Per una grande collezione come la sua, che cosa pensa si potrebbe fare per valorizzarla e farla anche conoscere? Insomma, ha un sogno nel cassetto?

«Il mio sogno potrebbe essere quello che ho visto realizzarsi in Canada da parte di un altro grande collezionista di dischi. Lui era arrivato a mettere insieme ben centomila pezzi. Il governo canadese lo ha contattato e gli ha chiesto se voleva fare un museo con la sua collezione. Lui ha accettato e ora gestisce questo museo, accoglie e fa da guida a scolaresche e visitatori spiegando l’evoluzione della musica da ascoltare. Da noi mi sembra più difficile; tutto è lasciato all’impegno degli appassionati. Basta vedere in che stato è il nostro patrimonio artistico e come manchino politiche di valorizzazione di tante nostre bellezze».

Ma, oltre al suono, perché preferire un disco ad un cd, per non parlare del digitale?

«Per me esistono differenze abissali, anche come impatto visivo. Un disco ha una copertina e delle illustrazioni. Le copertine di molti dischi sono delle vere e proprie opere d’arte firmate da grandi fotografi e artisti. Poi, per realizzare un lp c’è bisogno del lavoro di tantissime persone, di un grande indotto che richiese anche un grosso investimento. Il cd può essere invece realizzato anche da un artista o una band giovanile alle prime armi: basta avere un mixer con delle buone qualità tecniche e il gioco è fatto. Insomma, non c’è confronto. Il miglior supporto per chi ama ascoltare la musica resta il disco in vinile, che è anche più bello da vedere».

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