«Ho visto quando uccisero mio padre»
Aristide Carboni era commissario prefettizio di Bagnolo, ma si rifiutò di dare ai militi della Brigata Nera, arrivati da Reggio per compiere la rappresaglia, la lista di dieci uomini da fucilare....
Aristide Carboni era commissario prefettizio di Bagnolo, ma si rifiutò di dare ai militi della Brigata Nera, arrivati da Reggio per compiere la rappresaglia, la lista di dieci uomini da fucilare. Così anche lui, che in segreto faceva parte del Cln locale, fu ucciso davanti al Torrazzo, in quella fredda mattina del 14 febbraio 1945. Suo figlio Armando, all’epoca un ragazzo, fu uno dei testimoni diretti di quel tragico episodio. Armando era in casa assieme al fratello Andrea e alla sorella. Come avevano ordinato i fascisti, tutti gli scuri delle finestre e le porte delle case dovevano essere chiusi e nessuno doveva uscire. Non volevano testimoni scomodi del loro massacro. Ma Armando, guardando attraverso una fessura dello scuro della finestra che dava direttamente sul Torrazzo, vide tutto. «Ho visto quando gli hanno sparato alla testa», ricorda ancora oggi. E in questi giorni non ha voluto mancare all’appuntamento. Prima col fratello Andrea ha partecipato ad un incontro pubblico al centro commerciale Multiplo, e domenica era in piazza. Per testimoniare con la sua presenza il valore della memoria che non si deve perdere.
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