Reggio Emilia, la truffa dei falsi permessi
Denunciato 59enne di Bagno: raggirate decine di stranieri in cerca di un lavoro
REGGIO EMILIA. La truffa era tutto sommato semplice: consegnare ai richiedenti documenti falsi in cambio di denaro. Ma era la scelta delle vittime che è quantomeno meschina: a finire truffate sono state decine e decine di persone che si sarebbero sobbarcate viaggi costosissimi, magari di fortuna, per venire in Italia per lavorare almeno una stagione. Il truffatore infatti aveva promesso loro tutto il kit burocratico per fare in modo che ottenessero il permesso di entrare in Italia e instaurare un rapporto di lavoro subordinato a carattere stagionale con un privato o con un'azienda. L’uomo, un 59enne nato a Castelfranco Emilia e residente a Bagno, è stato denunciato per truffa dagli investigatori della squadra mobile di Modena guidata dal Marcello Castello, nell’ambito di una inchiesta coordinata dal pm Guerzoni.
Purtroppo delle migliaia d’euro che nel tempo si era fatto consegnare (almeno 40mila) non c’è più traccia. Di questo se ne rammarica soprattutto un giovane ghanese, che ora teme per le sorti di sé stesso e dei suoi familiari in Ghana: lui stesso si era rivolto al truffatore, tramite il fratello, per ottenere il permesso di lavorare in una ditta. Convinto della legalità di tutta l’operazione, si era fatto garante anche per i suoi amici e conoscenti in Ghana. E così, dall’Africa, gli erano arrivati dagli aspiranti lavoratori stagionali i soldi richiesti per fare i documenti. Denaro ora che non c’è più ma che gli amici del giovane pretendono: sono già arrivate serie minacce nei suoi confronti e dei suoi familiari.
L’indagine ben presto ha portato al 59enne residente a Bagno: si spacciava come titolare di un'agenzia per il disbrigo di pratiche per stranieri e prometteva il rilascio di visti per lavoratori stagionali in agricoltura. In base agli accertamenti sono 58 i cittadini della Guinea che sono stati truffati dall'uomo ma non mancano ghanesi e senegalesi. La truffa, come detto, consisteva nella falsa emissione di nulla osta all'ingresso sul territorio nazionale che l'uomo spediva agli interessati contro il pagamento di denaro. Il pagamento delle somme avveniva rateizzato, 250 euro al momento del deposito della falsa pratica, 500 euro al rilascio del nulla osta telematico e 500 euro all'invio della pratica. Ma la pratica finta, le richieste prodotte con la documentazione palesemente falsa arrivavano all'ambasciata italiana e venivano subito scoperte, cestinate e segnalate. I truffati dunque, solo all’atto finale (il permesse negato) si accorgevano di essere stati abbindolati.
Ieri mattina la polizia ha perquisito al casa reggiana del 59enne ed è stato trovato tutto il materiale utilizzato dall'uomo: timbri, moduli in bianco della prefettura di Verona; nulla osta telematici. (s.to)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
