Scissione Pd, dai parlamentari l’appello a restare uniti
I deputati e i senatori reggiani sperano che si eviti la rottura: «Per la base sarebbe incomprensibile»
di Luciano Salsi
REGGIO EMILIA
Fra i parlamentari reggiani nessuno si fa sedurre dalle sirene del divorzio politico, nè abbandona la speranza che sia evitato. Maino Marchi preferisce porre l’accento sugli auspici piuttosto che sulle previsioni. «Spero ancora – dice – che la scissione non avvenga. Se ciò avvenisse la responsabilità non sarebbe solo di chi esce, ma anche del segretario. La base prenderebbe male questa divisione, anche perché sono stati fatti molti appelli all’unità». Vanna Iori non esclude un ripensamento degli scissionisti: «C'è ancora – osserva – una flebile speranza di evitare una defezione che recherebbe un grande danno non solo al partito, ma anche al Paese. Per la base del Pd questa divisione è e rimarrà incomprensibile, se si verificherà. Purtroppo stiamo dando l’impressione di una politica ripiegata su se stessa, incapace di esercitare il suo ruolo, indifferente ai problemi della gente».
Paolo Gandolfi, che si riconosce nella minoranza decisa a condurre la battaglia all’interno del Pd, non dà per scontato l’esito della pesante diatriba: «Anche domenica – osserva – sembrava che la scissione fosse cosa fatta. Invece non è avvenuta, fortunatamente. Domani (oggi per chi legge, ndr) parteciperò alla direzione del partito. Chi non vi andrà dimostrerà di volere uscire. La minoranza è già divisa. I cuperliani rimangono. Penso che anche Emiliano voglia rimanere. È una sensazione che ho tratto parlando con i suoi seguaci».
C'è, poi, chi suppone che il vero motivo del contendere siano i posti in Parlamento. «Se si parte dal problema dei posti – obietta Gandolfi – siamo finiti prima di partire». Anche Antonella Incerti ritiene essenziale il mantenimento dell’unità: «La scissione – dice – sarebbe una sciagura. Spero ancora che le prossime ore di dibattito nella direzione servano per evitarla. Purtroppo nell’assemblea di domenica, a cui ho partecipato, non ho notato alcun segnale di distensione. La base non è assolutamente d’accordo con chi vuole rompere. A Reggio ho preso parte a tante assemblee nei circoli, da cui sono venuti appelli all’unità. Ci sono visioni e approcci politici diversi in cui, però, l’offensiva delle destre e l’acuirsi delle diseguaglianze dovrebbero spingere a formare un fronte comune».
Leana Pignedoli giudica superabili questi contrasti: «All’interno del Pd – rileva non esistono punti di vista contrapposti. Le distanze non sono così grandi da giustificare una scissione. Molti, anche non iscritti al partito, mi chiamano per manifestare la loro preoccupazione. C'è una sproporzione fra le divergenze e la gravità della situazione, che dovrebbe indurci a serrare le fila. Spero ancora che si condivida la scelta di andare tutti al congresso, che è il luogo in cui cercare di convincere gli altri».
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