Gazzetta di Reggio

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Calano gli iscritti della fascia prescolare

di Luciano Salsi
Calano gli iscritti della fascia prescolare

I dati dell’Annuario curato dalla Provincia confermano il decremento demografico, bene il sistema d’accoglienza

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REGGIO EMILIA. Le sensibili variazioni demografiche incidono sulla popolazione scolastica reggiana, che incomincia a calare, soprattutto nella fascia prescolare, a causa della diminuzione delle nascite perdurante da alcuni anni. Perfino gli alunni stranieri, che avevano toccato la punta del 17,2% nel 2013-2014, sono scesi quest’anno al 16,1% in conseguenza della crisi economica, che ha allontanato molte famiglie di immigrati.

Si conferma, peraltro, il sistema di accoglienza, che mantiene un’elevata capacità di integrare sia gli stranieri sia i disabili. Sono i punti salienti del quadro dettagliatamente delineato dall’Annuario della scuola reggiana curato e pubblicato dall’amministrazione provinciale, la cui 23esima edizione è stata presentata ieri a palazzo Allende dal presidente della Provincia, Giammaria Manghi, dalla vicepresidente con delega all’Istruzione, Ilenia Malavasi, dai curatori Luciano Bonacini e Silvia Ballabeni, nonchè dall’ex-dirigente tecnico del ministero dell’Istruzione, Luciano Rondanini, e dal dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, Antimo Ponticiello.

La denatalità, per ora, produce i suoi effetti soltanto nei gradi inferiori, mentre fra i ragazzi delle scuole superiori s’avverte ancora l’onda lunga della crescita demografica, dovuta principalmente all’immigrazione, che s’era verificata prima della crisi. Complessivamente, quindi, rispetto all’anno scorso rimane stabile il numero degli alunni e studenti che frequentano attualmente le scuole reggiane. La popolazione scolastica si attesta su 83.246 unità, 39 in meno. Il calo più consistente, pari a meno 3%, si è registrato nelle scuole dell’infanzia. Nell’intera fascia prescolare, da zero a sei anni, si conferma per il quarto anno consecutivo un calo degli iscritti, che passano da 4350 a 4338 (meno 0,3%) nei servizi per la prima infanzia e da 14.563 a 14.124 nelle scuole materne. «Questa diminuzione – spiega Malavasi – è il frutto non solo della denatalità, ma anche di un contesto economico che porta molte famiglie a trattenere i bambini a casa». Tuttavia le cifre dimostrano, a suo avviso, la qualità del sistema educativo reggiano, «precursore di ogni riforma». I servizi per la prima infanzia, infatti, coprono nella nostra provincia il 28,6% dei bambini di quell’età, appena al di sotto della media regionale (29%), ma più del doppio rispetto alla media nazionale (12,9%). Le scuole primarie sono sostanzialmente stabili. Il numero degli alunni (26.995) è cresciuto di 58 unità. Le medie inferiori, invece, ne contano 15.790, cioè 102 in meno (- 0,6%). Soltanto le superiori aumentano ancora sensibilmente di 456 studenti, pari al più 2,1%. Un punto dolente della scuola reggiana è il tempo pieno nella scuola primaria. La quota degli alunni che lo frequentano è aumentata dal 21,6% del 2006-2007 al 33,6% di quest’anno. Tuttavia siamo ancora molto al di sotto della media regionale e di quella nazionale, nonostante gli sforzi degli enti locali volti a sviluppare questo servizio. Un’attenzione particolare viene dedicata dall’Annuario ai risultati scolastici. Alle medie inferiori la reintroduzione dei voti numerici aveva determinato, otto anni fa, un'impennata degli insuccessi.

«In seguito – ha osservato Bonacini – la percentuale degli alunni respinti è andata costantemente diminuendo, attestandosi l’anno scorso al 2,3%. Sono significative, però, le differenze tra diverse scuole. Ad esempio si supera l'8% di respinti a Castellarano e Rubiera, mentre le due Pertini di Reggio non hanno alcun bocciato. Le differenze dipendono non solo dalla presenza di alunni stranieri, ma ancor più dai criteri di valutazione adottati dai docenti». Al contrario è cresciuta dal 12,5 al 13,5% la quota dei respinti alle scuole superiori, soprattutto nel biennio, dove si arriva al 18,9%. In questa fascia l’insuccesso tocca la punta del 22,7% fra i maschi, mentre si ferma al 14,3% tra le femmine.

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