Gazzetta di Reggio

Reggio

Reggio Emilia, la tappa strategica nella geografia della scissione Pd

Reggio Emilia, la tappa strategica nella geografia della scissione Pd

Nei principali bacini rossi la sfida in funzione della prossima campagna elettorale Uno scacchiere politico in cui anche la nostra provincia si taglia un ruolo di rilievo

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Con un nome così, magari avrebbe portato anche qui a Reggio qualche voto utile alla causa degli scissionisti. Ma la marcia indietro del governatore della Puglia, Michele Emiliano, protagonista di un giro di valzer last minute e candidato al congresso come sfidante di Matteo Renzi, più che alla storia recente del Pd sembra destinata soprattutto a cambiare la geografia della scissione: una mappa che conta anche Reggio Emilia fra i tasselli strategici, per la rincorsa verso la nascita di quella nuova “cosa rossa” pronta a contendersi i territori in una battaglia porta a porta con il Partito democratico. O con quel che ne resta.

Dalla Puglia alla Toscana, passando per la rossa Emilia Mediopadana e la Lombardia, soprattutto Milano. Bacini elettorali tradizionalmente di sinistra in cerca di nuove avventure. La Puglia di Emiliano, certo, ma che fu di Nichi Vendola. Ma anche la Puglia di Massimo D’Alema, il lìder maximo dello scisma in atto, che con la sua rete di Consenso ha già avuto contatti con il vicesindaco reggiano, Matteo Sassi, orfano di Sel e da tempo in cerca di un partito.

I contatti erano partiti in occasione del “no” comune espresso nel referendum costituzionale di dicembre. E, nelle scorse settimane, lo stesso Sassi era uscito ufficialmente allo scoperto, mostrando un certo feeling con l’iniziativa dalemiana e benedicendo quel listone di sinistra che potrebbe nascere una volta ultimate tutte le scissioni in atto. Semmai ci sarà una fine.

Ma, oltre a D’Alema, dalle parti della sinistra non si può dimenticare il nome e il volto di Giuliano Pisapia. E anche il Campo Progressista dell’ex sindaco di Milano non avrebbe lasciato indifferente il vicesindaco reggiano: un progetto più in linea con le comuni radici estranee al Pd, al quale i rumors dicono che Sassi starebbe guardando con sempre maggiore interesse.

E Pierluigi Bersani? Cosa succede nel suo (ex) feudo in terra emiliana? Fra i suoi sostenitori reggiani, coloro che hanno deciso di restare nel Pd sembrano aver già scelto un nuovo campione: si tratta del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, quel Giovane Turco in rotta con il gemello diverso Matteo Orfini, mediatore fino all’ultimo per la causa dell’unità del partito.

Una causa alla quale ha deciso di non aderire il governatore della Toscana, Enrico Rossi, fondatore dei Democraticisocialisti, che da Firenze giocherà le sue partite elettorali nello stesso campo di Renzi, con l’obiettivo di sottrargli voti e consensi.

E se la mente della scissione è tutta in Toscana, il braccio e il quartier generale della sua associazione sono molto reggiani. In Democraticisocialisti, infatti, l'assessore reggiano, Mirko Tutino, ha il ruolo di responsabile nazionale dell’organizzazione. E nello staff c’è anche la reggiana Silvia Prodi, nipote dell’ex premier Romano e consigliera regionale pronta a sua volta ad uscire dal Pd.

Un ponte ideale fra la rossa Toscana e la rossa Emilia. La speranza dei “rossiani”, in fondo, è che si concretizzi la profezia fuorionda del ministro reggiano Graziano Delrio, ovvero che quando «c’è una crepa, l’acqua dopo non la governi più». È questo uno dei motivi del fresco addio di Tutino dal Pd: un esempio che faccia da apripista nel popolo degli scontenti. Per cambiare non solo verso, ma anche partito, magari coinvolgendo quel bacino elettorale targato Cgil, deluso da Pd e rappresentato nella ditta romana dall’ex segretario, Gugliemo Epifani. (e.spa.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google