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Tutino: «Lascio il Pd» La scissione ha inizio

di Evaristo Sparvieri
Tutino: «Lascio il Pd» La scissione ha inizio

L’assessore passa ufficialmente tra di Democraticisocialisti di Enrico Rossi Anche Silvia Prodi verso l’addio. Lo zio ed ex premier Romano: «Un suicidio»

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REGGIO EMILIA. L’assessore Mirko Tutino lascia il Pd per sposare la causa dei Democraticisocialisti di Enrico Rossi, con la prospettiva di portandogli in dote una piccola pattuglia di consiglieri pronta a costituire un gruppo autonomo in Sala Tricolore. Il sindaco, Luca Vecchi, che prova subito a blindare l’inedita maggioranza, non risparmiando stoccate a Bersani e agli scissionisti, ma anche ai renziani incapaci di arginare la crisi interna. E poi l’ex premier, Romano Prodi, che parla apertamente della scissione come un «suicidio», proprio mentre la nipote e consigliera regionale, Silvia, si appresta a sua volta a staccare il cordone ombelicale che la lega a quel partito di cui lo zio è uno dei padri fondatori.

Dalla direzione provinciale di lunedì sera in via Gandhi a quella nazionale di ieri a Roma l’ennesima giornata di ordinaria follia in casa Pd, che a Reggio registra il primo abbandono ufficiale. Lo ha annunciato ieri l’assessore alla Mobilità, Mirko Tutino, formalizzando una decisione ufficializzata in via Gandhi. «Così come ho detto che avrei votato no al referendum e l’ho fatto a viso aperto, scelgo di partecipare a un progetto diverso – afferma Tutino – Lo faccio insieme a Enrico Rossi, che ha impostato una nuova idea programmatica per il centrosinistra italiano». Un distacco legato a diversità di vedute sui temi del lavoro («non accetto l’idea che il partito a cui aderisco sia il primo a operare perché il lavoro sia precario»), dell’ambiente («Queste politiche non trovano spazio per un partito che sceglie di non votare al referendum sulle trivelle e che vede il trasporto pubblico come un elemento su cui fare dei tagli») e sulla base di una considerazione: «Il Pd è nato come partito in cui elettori e iscritti potessero esprimere la loro opinione. Non lo è mai stato di fatto – aggiunge Tutino – È colpa solo di Renzi? Io non credo. Però non ha mai invertito questa tendenza e sul piano delle alleanze ha spostato ulteriormente a destra l’asse del partito in cui diventerà strutturale il rapporto con il Nuovo Centrodestra. Per queste ragioni, a questo congresso non sarei in grado di sostenere Renzi se vincesse e non sarei in condizioni di riconoscermi ancora nel Pd».

Un’uscita destinata a ridisegnare gli assetti di giunta e consiglio, che sarà replicata anche dalla consigliera regionale Silvia Prodi, la nipote del Professore, al pari di Tutino una delle fondatrici di Democraticisocialisti. E protagonista stasera insieme all’assessore reggiano di un’assemblea aperta sul futuro del centrosinistra, alle 21 ai Chiostri della Ghiara. Per la Prodi, l’annuncio della sua uscita avverrà dopo aver parlato con il capogruppo Pd in Regione, Stefano Caliandro, marcando una volta di più la distanza dallo zio ed ex premier, Romano, che proprio ieri ha lanciato il suo appello all’unità: «Certo non sono indifferente alla scissione», ha fatto sapere il Professore. E mentre il sindaco Vecchi prova a mettere al riparo sin da subito la stabilità di giunta e consiglio da eventuali assalti contro i due assessori non dem, Tutino e Sassi, l’apertura della fase congressuale sembra già mostrare uno spiraglio verso il voto elettorale, che entro settembre potrebbe portare ad ulteriori colpi di scena da Roma a Reggio, fra primarie, campagne elettorali e corse alla candidatura.

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