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È la settima piantagione indoor scoperta in pochi mesi nella Bassa

È la settima piantagione indoor scoperta in pochi mesi nella Bassa

CADELBOSCO SOPRA. Il casolare di via dell’Oldo in cui è avvenuto il blitz della Squadra mobile (che sta cercando di risalire alla proprietà dell’immobile) non è che l’ultimo casolare-serra scoperto...

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CADELBOSCO SOPRA. Il casolare di via dell’Oldo in cui è avvenuto il blitz della Squadra mobile (che sta cercando di risalire alla proprietà dell’immobile) non è che l’ultimo casolare-serra scoperto dalle forze dell’ordine in ordine di tempo.

Andando a ritroso, all’inizio di gennaio, un’analoga operazione era scattata, ancora ad opera della Squadra mobile, a Fabbrico, dove erano state sequestrate in una coltivazione indoor qualcosa come 800 piante di marijuana. Sul posto era stato trovato un cittadino cinese di 31 anni, irregolare sul territorio nazionale, che alla vista della polizia aveva cercato di fuggire, venendo però bloccato e arrestato.

In precedenza, erano stati i carabinieri a fare la scoperta di una “fabbrica” della droga in un altro casolare, ma a Novellara: erano state sequestrate 1.600 piante coltivate grazie a un impianto di irradiamento, aerazione e irrigazione che al dettaglio avrebbero fruttato oltre 3 milioni di euro. Due, entrambe cinesi, le persone trovate sul posto e arrestate.

Pochi giorni prima era stata la polizia municipale di Reggio Emilia a sequestrare un’altra cascina a San Rocco di Guastalla: erano stati trovati 76,4 chilogrammi di marijuana pronta per essere immessa sul mercato, 668 piantine di marijuana, 663 vasi contenenti le radici delle piante pronte per la ricrescita. Era stata arrestata una donna cinese di 40 anni. A marzo dell’anno scorso fu invece la Guardia di Finanza di Modena ad attuare un blitz nelle campagne di Novellara, dove vennero rinvenute 3.208 piante. A novembre 2015 furono 771 le piante di marijuana sequestrate in un casolare che sembrava abbandonato, nelle campagne di Castelnovo Sotto, ancora da parte ancora della Squadra mobile di Reggio Emilia. Era stato scoperto durante un controllo da parte dell’Ufficio immigrazione rispetto alla residenza di un cinese. Anche in quel caso, a finire in manette fu un giovane uomo di nazionalità cinese che, trovato sul posto, non riusciva a dire una parola di italiano.

L’ennesima cascina allestita a serra scoperta nella Bassa non può che essere una conferma di un nuovo modus operandi. Il pezzo del puzzle che ancora manca è: cosa, o meglio chi, sta dietro a questo importante giro che coinvolge evidentemente cittadini cinesi. Un punto di domanda sul quale stanno lavorando da mesi gli investigatori. (el.pe)

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