La storia dimenticata dei soldati internati
BERLINO. La storia degli Imi (internati militari italiani) è una storia dimenticata, dimenticata con dolore e vergogna. Dimenticata dagli stati, che non hanno mai considerato queste persone come vere...
BERLINO. La storia degli Imi (internati militari italiani) è una storia dimenticata, dimenticata con dolore e vergogna. Dimenticata dagli stati, che non hanno mai considerato queste persone come vere vittime di guerra, e dai connazionali di queste persone. «Il caso dell'Italia è davvero particolare, da questo punto di vista», scrivono Andrea e Daniela del Canossa. «L'Italia era alleata della Germania, sino all'armistizio dell'8 settembre 1943, e una parte ha continuato a esserlo. I soldati italiani che si arresero, e rifiutarono di unirsi a fascisti e nazisti, erano in uno status incerto. E alla fine non sono stati considerati proprio prigionieri di guerra, con tutti i risarcimenti e i riconoscimenti di questi ultimi».
Il tema risarcimento è molto forte e lascia ferite aperte, «perché queste persone non riceveranno mai nulla. Non credo che molti di loro volessero i soldi, o non solo quello. Volevano che si riconoscesse il loro sacrificio, la loro decisione di non lottare per una causa sbagliata. E questo non l'ha ricordato quasi nessuno per mezzo secolo». Anzi: «Al campo abbiamo sentito anche testimonianze video, e le guide ce lo hanno spiegato: quando tornavano a casa questi uomini parlavano poco della loro esperienza, e non si capiva nemmeno cosa gli altri pensassero di loro. In fondo erano italiani andati in Germania, tanti credevano fossero fascisti. E così succedeva nei campi di lavoro con i prigionieri di altra nazionalità. Anche se avevano detto “no”, loro rimanevano fascisti. Mentre per i tedeschi erano i traditori, era una situazione davvero complicatissima». Ma il peggio è arrivato davvero dopo: «A casa, a parte i parenti, nessuno pensava a loro. Chi pensava fossero collaborazionisti, chi magari non voleva sentire altre storie di dolore. Deve essere stato difficilissimo». (adr.ar.)
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