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Nato senza gambe, nessuna colpa medica

Nato senza gambe, nessuna colpa medica

Scandiano: il pm chiede l’archiviazione, ma i legali: «Mancata diagnosi, avanti con la causa civile»

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SCANDIANO. Non è stata colpa dei medici se Bryan, la notte di Natale del 2015, è nato senza gambe all’ospedale di Parma.

Secondo la Procura, la malformazione non è stata causata da un’azione o da un’omissione da parte dei professionisti che hanno seguito la madre durante la gravidanza, ma dalla genetica.

L’inchiesta era stata aperta dal pm Giuseppe Amara – per lesioni colpose gravissime – subito dopo il parto, quando mamma Monica (una 34enne nata e cresciuta a Scandiano, ma che da tempo vive nel Parmense con il marito Hektor e il primo figlio di otto anni) aveva intrapreso un’azione legale contro le strutture sanitarie di Parma e contro il ginecologo privato che l’aveva seguita in gravidanza, un medico convenzionato con ambulatorio a Sala Baganza.

Fin dall’inizio, l’obiettivo della Procura era stato quello di accertare se ci fosse una relazione tra le pratiche mediche (eseguite e non) e la gravissima disabilità di Bryan. Ma dopo il responso di Lorenzo Marinelli, il medico legale ferrarese cui è stata affidata la consulenza, il pm ha chiesto al giudice per le indagini preliminari l’archiviazione del caso.

Restano, tuttavia, parecchi nodi irrisolti. «In un’intervista – spiegano i legali della famiglia, Silvia Gamberoni e Alessandro Falzoni – il ginecologo di Sala Baganza aveva dichiarato di aver eseguito l’ecografia morfologica, ma non c’è traccia di questo esame nella documentazione medica, e mai ci è stato consegnato, nonostante l’avessimo richiesto. Il ginecologo aveva anche aggiunto che l’obesità della signora aveva reso difficoltoso l’esame, attribuendole anche la responsabilità di alcuni mancati controlli successivi. Affermazioni non vere, che avevamo indicato nell’esposto. Ora, considerata la richiesta di archiviazione da parte della Procura, ci riserviamo di valutare tutti gli atti di indagine svolti, prima di decidere se fare opposizione».

Ma se è vero che dal punto di vista penale il caso potrebbe chiudersi presto, sul fronte civilistico i legali dichiarano battaglia. «Ora andremo avanti con la causa civile per far valere tutti i diritti della famiglia», assicurano Gamberoni e Falzoni. Lo stesso medico della Procura, chiarendo che non c’è alcun nesso tra la mancata diagnosi e il fatto che Bryan sia nato senza gambe, evidenzia una serie di comportamenti omissivi dal punto di vista medico. La famiglia, sostengono gli avvocati, era all’oscuro delle condizioni di salute del bambino, e dunque non ha potuto scegliere come comportarsi. Chiuso il capitolo penale, tutti questi elementi potrebbero avere un peso decisivo nella causa civile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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