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Oggi la discussione a Roma per decidere sul “Piano lupo”

VENTASSO. C’è attesa, ma nel frattempo anche una certa agitazione tra le varie componenti sociali coinvolte, in vista della conferenza Stato-Regioni di oggi in cui dopo un primo rinvio sarà...

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VENTASSO. C’è attesa, ma nel frattempo anche una certa agitazione tra le varie componenti sociali coinvolte, in vista della conferenza Stato-Regioni di oggi in cui dopo un primo rinvio sarà analizzato il cosiddetto “Piano lupo”, che prevede al momento la possibilità di reintrodurre l’abbattimento selettivo, dopo 46 anni. A riaccendere un dibattito che da alcune settimane era comunque già vivace sono state le ultime dichiarazioni del ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti, in aula alla Camera: «Piani di gestione sul lupo sono previsti in gran parte dei Paesi europei, siamo noi che siamo indietro. Non ci inventiamo niente di nuovo. Chi respinge questo piano di fatto sta facendo in modo che la caccia al lupo resti aperta. Il problema sono quei 250-300 lupi che ogni anno sono oggetto di bracconaggio. Questo perché oggi manca un equilibrio nella convivenza tra attività economiche, lupo e uomo. Avrei potuto fare a meno di intraprendere questo percorso sulla gestione del lupo perché la competenza è delle Regioni, ma ho preso atto di una situazione intollerabile. Questo piano ha una valenza scientifica forte, ci siamo rivolti ai maggiori esperti». Già in aula il discorso di Galletti ha suscitato reazioni contrastanti.

Al momento undici Regioni risultano contrarie alla riapertura della caccia, e anche i presidenti dei Parchi nazionali hanno tenuto a richiedere che la strategia sia quella di un contenimento e non quella dell’uccisione. Dall’altra parte della barricata, a favore del piano, ci sono invece allevatori e agricoltori, specie delle zone appenniniche. (l.t.)

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