Pd, Errani va verso l’addio Ed è ancora psicodramma
L’ex governatore è pronto al trasloco insieme a Bersani e al resto della ditta Andrea Rossi: «Un dispiacere personale». Costa: «Non sarà mai un avversario»
REGGIO EMILIA. Il suo addio? Si nota eccome. Anche senza voler tirare dal cassetto citazioni morettiane. Ecce Errani. O meglio: esce Errani, l’ex governatore dell’Emilia rossa per più di tre lustri, commissario della ricostruzione post-sisma prima in Emilia e ora in Centro Italia, dove è stato voluto da Renzi e riconfermato da Gentiloni. Il Vasco ex Pci, ex Pds ed ex Ds si prepara a diventare anche ex Pd, scissionista di peso della prima ora al seguito della premiata “ditta” Bersani & co, nel pieno di una delocalizzazione in blocco di gazebo e attività varie in terra emiliano-romagnola.
Un addio annunciato en passant, suo malgrado, dal ministro Dario Franceschini, che nell’ultima assemblea nazionale Pd si era lasciato sfuggire la considerazione di non riuscire ad immaginare un partito senza «Vasco»: uno sforzo di immaginazione che a breve potrebbe essere supportato dalla realtà dei fatti. Soprattutto dopo le dichiarazioni rilasciate ieri dall’ex governatore a Repubblica, nelle quali Errani non lascia molto spazio ad ambiguità. Per Errani, nel Pd «non ci sono più le condizioni». Ma fuori «c’è tanto spazio per far politica». Dichiarazioni su cui l’ex governatore è tornato nel pomeriggio, precisando che «al di là di quanto scrivono i giornali, parlerò di politica solo sabato, alla riunione del mio circolo di Ravenna. Fino ad allora non farò dichiarazioni di nessun tipo sui temi del Pd». Non smentisce. E non si smentisce, rimandando i dettagli solo di qualche giorno. Poche parole, ma sufficienti a gettare il Pd emiliano-romagnolo e reggiano nell’ennesimo stato di choc, alle prese con la perdita di un pezzo da novanta, d’altronde da sempre vicinissimo a Bersani.
«Provo un grande dispiacere personale, per il rapporto e il legame che avevamo costruito insieme». Sono le sofferte parole del sottosegretario alla giunta regionale, Andrea Rossi, ex pupillo dell’ex governatore. Nel 2012, il 25 aprile, Errani indossò la fascia tricolore e celebrò la cerimonia civile per le nozze dell’allora sindaco di Casalgrande, all’epoca bersaniano di ferro prima della conversione ortodossa al renzismo. Per il segretario provinciale Pd, l’ex bersaniano Andrea Costa, «la nostra comunità politica è più povera, ma è importante dire alle tante persone che hanno avuto in Bersani ed Errani dei punti di riferimento che quel modo di guardare le cose c’è ancora all’interno del Pd. Ed è nostro compito farle sopravvivere».
Anche in campagna elettorale? Perché in fondo è lì che il distacco potrebbe farsi sentire, quando Errani potrebbe schierarsi per la prima volta sul campo avverso: «Errani non lo considero un avversario. Mi spiace che abbia dovuto assumere l’incarico di commissario alla ricostruzione. Non solo perché avrei voluto che non ci fosse stato bisogno, ma perché nei mesi scorsi la sua personalità sarebbe stata di aiuto al Pd. Ho sempre immaginato per lui un ruolo importante nel Pd. Forse non saremmo arrivati alla situazione attuale». E quindi? «Continuiamo così, facciamoci del male», direbbe il Moretti di Bianca. Ma la trama, ormai, è degna della migliore Palombella rossa.
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