«Posti di lavoro salvi solo grazie a scioperi e mobilitazioni»
Cgil e Filcams sull’appalto vinto da So.Sel per conto di Iren «La predisposizione della gara non prevedeva tutele»
REGGIO EMILIA. So.Sel si è aggiudicata per altri tre anni i servizi di lettura dei contatori di acqua e gas e delle attività tecnico-idrauliche per conto della multiutility Iren.
Soddisfazione con riserva è quella espressa da Cgil e Filcams Reggio Emilia e Parma che se da un lato esprimono «soddisfazione per un risultato che permetterà il mantenimento dei posti di lavoro, altrimenti in pericolo in caso di subentro di altro soggetto concessionario, vista l'assenza di qualsiasi tutela a livello di contrattazione di settore», dall’altro ricordano che «la predisposizione della gara di appalto da parte di Iren è avvenuta senza prevedere tutele occupazionali e contrattuali in quanto non contemplava esplicitamente clausole sociali di garanzia occupazionale e contrattuale, come richiesto dal sindacato e come previsto dal regolamento regionale su appalti e legalità». Oggi, questa la conclusione dei sindacati, 60 lavoratori hanno ancora il loro lavoro grazie alle mobilitazioni e al riconoscimento della qualità e complessità delle loro mansioni. Ma quanti la prossima volta si troveranno in situazioni analoghe? «I confronti sindacali e quelli pubblici con Iren - sostiene il sindacato - gli scioperi, il coinvolgimento di istituzioni e rappresentanti politici, sebbene abbiano ottenuto il risultato auspicato da sindacato e lavoratori, non hanno tuttavia modificato un approccio alle gare di appalto che ha, come unico obiettivo, la pura convenienza economica, che potrà continuare a generare un dumping contrattuale selvaggio».
Cgil, Filcams e lavoratori sono convinti che «l'attenzione ottenuta abbia contribuito ad aprire uno squarcio, ad accendere l'attenzione su un problema che generalmente passa sotto silenzio. Il confronto diretto tra la categoria che tutela i lavoratori in appalto e la committenza ha costituito infatti un fatto inedito rispetto a dinamiche sindacali a “compartimenti stagni” che spesso fanno il gioco di quei committenti che nei processi di esternalizzazione considerano solo il tornaconto economico del massimo ribasso e non la professionalità dei lavoratori coinvolti». «Una deriva - dicono Cgil e Filcams - che apre problemi sia a livello socio-economico che a livello politico: «Se si considera il lavoratore e dunque la persona come mero fattore dell'offerta tecnica alla pari dell'organizzazione del lavoro e della progettazione e si pone il principio di libera concorrenza e di libera impresa come prevalente sul diritto “del” e “al” lavoro, il risultato è quello di minare alla base una società che vede nel lavoro stesso il principale fattore di coesione. A maggior ragione se una società a partecipazione pubblica si dimostra così indifferente alle indicazioni della legislazione regionale in tema di appalti e ai contenuti del patto per il lavoro stipulato sempre in Regione, si apre un enorme problema sulla reale esigibilità delle regole contenute in essi».
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