Da Methis a Teleya Cento lavoratori rischiano il posto
Scadono a giorni gli ammortizzatori sociali, poi la mobilità Annunciato un presidio davanti alla sede di Legacoop
REGGIO EMILIA. «Non c'è più tempo. O arrivano risposte concrete entro pochi giorni o già dalla prossima settimana partirà la mobilitazione con un presidio di protesta davanti alla sede reggiana di Legacoop».
Ieri il segretario della Fiom provinciale Sergio Guaitolini con a fianco alcuni lavoratori delle due divisioni di Coopsette del settore metalmeccanico Teleya e Methis, non ha nascosto rabbia e delusione per vedere andare in fumo due realtà produttive ancora vive e un centinaio di posti di lavoro.
Methis (mobili per ufficio e pareti attrezzate) dovrà fermarsi a fine febbraio nonostante abbia ancora ordini e la possibilità di continuare a produrre. Diversa la situazione di Teleya (pannellature per edifici esterne) che invece è ferma da più di un anno. Ad unire le due aziende non è solo il fatto di essere entrambe divisioni di Coopsette, ma il fatto che per i 98 lavoratori rimasti (dei circa 150 assunti prima dell’inizio della crisi) non c'è più tempo. Restano ancora poche settimane per i lavoratori della Teleya e quattro mesi al massimo per quelli di Methis, prima che si aprano le porte senza ritorno della mobilità. Le procedure nel frattempo sono già state avviate e lo spazio per trovare una soluzione si riduce ogni giorno. Anche se qualche contatto e manifestazione di interesse ci sono stati, ma nulla si è concretizzato.
Due le ipotesi, perché per ora di questo si tratta, legate a un gruppo con sede a Torino e a una cooperativa toscana del settore metalmeccanico aderente a Legacoop. Anche per questa ragione, di fronte al rischio che alla fine il commissario liquidatore arrivi a dover vendere una scatola vuota, la Fiom reggiana in accordo con i lavoratori ha deciso di attuare già dalla prossima settimana un presidio di protesta davanti alla sede reggiana di Legacoop. Che per lavoratori e sindacati ha una doppia colpa, ha sintetizzato Sergio Guaitolini: «La prima è rappresentata dagli errori gravissimi della dirigenza che ha dilapidato un patrimonio finanziario mentre dieci anni fa Coopsette era tra le aziende più patrimonializzate in Europa e ora sta dilapidando un capitale umano e di professionalità». La seconda colpa è il mancato aiuto finanziario di Legacoop nazionale alla cooperativa toscana per reperire la liquidità necessaria per acquistare Methis e Teleya. «Il principio della mutualità – ha sottolineato Guaitolini – alla base del movimento cooperativo deve trovare reale risposta in questi momenti e non scaricare solo sui soci lavoratori gravi colpe della dirigenza». Che ancora oggi ci si trovi di fronte a «tante parole e nessun fatto concreto e nessuna proposta irrevocabile di acquisto» l’hanno ripetuto anche i lavoratori presenti, che sono d’accordo a mobilitarsi a sostegno della richiesta a Legacoop di Reggio di «farsi tramite, a livello nazionale, per salvare quel poco che rimane delle Cooperative di produzione». «Molte altre sono fallite come Cmr, Orion, Ccpl, OpenCo, Coopsette è alla stretta finale e Unieco in concordato», ha chiosato Guaitolini che ha anche ricordato come il sindacato abbia chiesto al Commissario la possibilità di un ulteriore esercizio provvisorio. «Ma la risposta – ha sottolineato – è legata a reali proposte di acquisizione vincolanti, che non sono arrivate. Così come non arrivò quella da Atikram srl, la newco dentro la quale si è sancito il “matrimonio d’affari” Coopsette-Unieco». I lavoratori temono che il liquidatore alla fine si trovi a vendere una scatola vuota. Senza il “peso” dei lavoratori, che nel frattempo sono finiti prima in mobilità e poi a spasso.
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