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Fu tra i fondatori della Papa Giovanni XXIII

Fu tra i fondatori della Papa Giovanni XXIII

Il suo è uno dei nomi costituenti della fondazione, è stato per anni uno degli educatori della comunità

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REGGIO EMILIA. Giulio Roberto Riva, da quando si era trasferito nel Reggiano, aveva sempre contribuito attivamente alla comunità. Nello specifico in quella grande famiglia che è la Papa Giovanni XXIII.

Tanto che nell’atto costitutivo della fondazione, nel 2002, c’era anche il suo fra i sedici nomi dei volontari che hanno raccolto l’invito di Don Ercole Artoni a creare un supporto permanente all’accoglienza di persone che vivono situazioni di particolare disagio sul nostro territorio.

Riva era nato a Milano il 12 dicembre del 1960, poi il trasferimento nella nostra provincia. Qui ha vissuto fra Campegine, Castelnovo Sotto e Bagnolo in Piano, comune dove risiedeva.

Conosciuto dagli amici con il soprannome di “Bobo”, nel Reggiano Riva aveva messo radici stabilmente grazie alla compagna Mirella e soprattutto alla figlia Sofia, 13 anni, a cui è sempre stato molto legato. Poi, l’impegno nel sociale con la collaborazione attiva nella Papa Giovanni XXIII, per garantire un’adeguata accoglienza ai giovani e alle persone che vivono situazioni di dipendenza da droghe, alcol e gioco d’azzardo.

Lui, nelle strutture residenziali e di avviamento al lavoro e lungo le strade, svolgeva il ruolo di educatore fino a pochi mesi fa, quando i rapporti con la fondazione si sono interrotti. Poi, nella notte fra mercoledì e ieri, la terribile tragedia che nel giro di poche ore ha fatto il giro di parenti, amici e colleghi, viaggiando di telefono in telefono. Riva, secondo quanto raccontato da chi lo conosceva, non era reperibile al telefono da diverse ore ma nessuno avrebbe potuto immaginare la vera motivazione: il suo cellulare era rotto, sommerso dall’acqua del Crostolo in cui era finito con la sua macchina.

Poi il recupero della vettura e del corpo, il riconoscimento del documento di guida già parzialmente macerato dall’umidità e la conferma della polizia municipale di Reggio Emilia ai familiari, poi chiamati per il riconoscimento del corpo. (l.g.)

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