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Reggio Emilia, dorme in negozio e fa scappare i ladri

di Ambra Prati
Reggio Emilia, dorme in negozio e fa scappare i ladri

Liliana Iori, titolare dell’Ortopedia Olivi in via Giorgione, si era spaventata per il ritrovamento di un tombino la notte prima

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REGGIO EMILIA. «Per difendere le nostre attività, dobbiamo dormirci dentro. È una vergogna». Lo sfogo è di una commerciante del centro storico che nella notte tra mercoledì e ieri ha dormito in negozio, sventando un furto, dopo che la notte precedente era stato trovato un tombino davanti all’ingresso della sua attività commerciale. È accaduto alla Ortopedia Olivi Srl di via Giorgione 1.

Un negozio storico: l’attuale titolare, Liliana Iori, lo ha rilevato dal 1992 dal fondatore, il dottor Olivi, che aveva aperto nel 1972. È la stessa Liliana a raccontare l’episodio-spia: «La notte prima ero stata svegliata dalle guardie giurate notturne, che avevano trovato un tombino davanti all’ingresso del negozio. Era stata avvisata la polizia, che aveva fatto un sopralluogo. Quella notte non ho dormito, continuavo a pensare che era stata una “prova” non andata a buon fine dei ladri, avevo questo tarlo in testa».

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Da qui l’idea: dormire in negozio. «Sono rimasta apposta: voglio vedere se ci riprovano, ho pensato. Speravo che non succedesse nulla, ma nel dubbio sono rimasta a fare la guardia». La sanitaria è dotata di un piccolo ambulatorio, utilizzato come sala prova degli ausili, dove si trova un lettino medico. Non proprio l’ideale, come giaciglio.

«Ero sdraiata sul lettino, senza chiudere occhio, con le orecchie tese ad ascoltare qualsiasi rumore». Quando all’improvviso, più o meno alla stessa ora della notte precedente, «ho udito un gran boato vicino a me: ho urlato a squarciagola e sono uscita di corsa dallo stanzino. Ero talmente agitata che devo aver sbattuto la gamba contro un mobile, perché ho un ginocchio gonfio e ammaccato; indossavo le ciabatte e mi solo anche tagliata i piedi con i vetri sparsi per terra. Un disastro, un’esperienza orribile».

È accaduto quello che la titolare temeva: un malvivente ha spaccato la porta a vetro d’ingresso utilizzando un tombino. «Ero in preda all’agitazione, non ho visto né ombre né figure, l’urlo ha messo in fuga il ladro o i ladri: e, con il senno di poi, è meglio che non abbia visto nessuna faccia».

I carabinieri hanno già visionato le telecamere presenti in zona: «Sono stati molto solerti, sono arrivati in pochi minuti – ha proseguito la titolare – ma so come funziona, tanto dai video vedranno solo uno sconosciuto incappucciato». Un indizio potrebbe essere però rappresentato da uno zaino, forse appartenente al ladro, abbandonato sotto il portico: conteneva la Sim di un telefonino.

Davvero una disavventura difficile da dimenticare, per la titolare. «Sono stata coraggiosa o incosciente, non saprei. Ma, anche se ho impiegato del tempo per tranquillizzarmi, sono soddisfatta di essere rimasta. I criminali devono sapere che ci può essere qualcuno dentro i negozi».

E adesso?

«Certo non posso restare qui giorno e notte, ho una famiglia e una vita. Ci tengo però ad aggiungere un particolare: siamo stanchi di stare in centro storico e penso che ce ne andremo presto. Questa è stata la ciliegina sulla torta. È un continuo. Non si può continuare così».

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