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«Aborti, si rischia di avere solo obiettori»

di Chiara Cabassa
«Aborti, si rischia di avere solo obiettori»

L’assessore Sassi: «Tocca alle aziende sanitarie non penalizzare chi decide di praticare le interruzioni di gravidanza»

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REGGIO EMILIA. «Sbaglieremmo a pensare che il problema non ci riguarda». A dirlo è Matteo Sassi, vicesindaco e assessore al Welfare. Il problema è quello dell’aumento esponenziale dei ginecologi obiettori di coscienza che ha portato il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, a indire un concorso riservato ai non obiettori. «Un modello Lazio - aggiunge Sassi - che percentuali alla mano dovrebbe farci riflettere».

I dati riferiti al 2015 contenuti nell’ultimo rapporto disponibile dell’Emilia Romagna, ci dicono che nella regione considerata all’avanguardia sulla legge 194, i ginecologi obiettori arrivano al 53%: media superata da Reggio dove all’Ausl su 33 ginecologi 20 sono obiettori (57,6%) mentre all’Azienda ospedaliera su 45 gli obiettori sono 13 (28,9%). Le percentuali si alzano se guardiamo alla voce “anestesisti”: all’Ausl di Reggio si arriva al 71,9% di obiettori, all’Azienda ospedaliera ci si ferma al 13,3%.

Come vanno letti questi dati alla luce di quanto accaduto in Lazio?

«Questi dati ci dicono che l’Emilia Romagna, e Reggio Emilia, per quanto riguarda gli obiettori di coscienza non vantano numeri molti lontani da quelli del Lazio. È quindi questo un tema di cui è assolutamente necessario discutere senza radicalismi ma anche senza ipocrisia. Perché rischiamo, se si consoliderà questo trend in forte crescita degli obiettori di coscienza, di trovarci nella stessa situazione del Lazio piuttosto che del Molise o di altre regioni del sud».

Che fare perché questo non accada?

«Tocca alla politica, a livello regionale, dare un mandato chiaro alle aziende sanitarie affinchè sia garantita la piena attuazione della legge 194 oggi depotenziata dal ricorso all’obiezione. Un’obiezione di coscienza che è legittima ma non può ledere un diritto sancito dalla legge. È un problema di democrazia. Alla luce dell’imminente fusione tra Ausl e Azienda ospedaliera va ribadito che si parla di diritti da garantire nel pieno rispetto della dignità delle donne. Questo è il punto politico. E se si dovesse in futuro rendere necessaria la ricerca di personale non obiettore, lo strumento del concorso indetto dal governatore del Lazio è del tutto legittimo, e non discriminante come qualcuno ha sostenuto».

In un’intervista a la Repubblica, l’unico ginecologo non obiettore di tutto il Molise afferma che chi fa aborti non fa carriera...

«In realtà le aziende sanitarie devono interrogarsi seriamente sul motivo che porta tanti medici ad essere obiettori. Perché bisogna evitare che l’obiezione di coscienza diventi una scorciatoia per fare strada. Nei fatti, le aziende sanitarie devono dotarsi di modelli organizzativi che non siano penalizzanti nei confronti dei non obiettori. Altrimenti capita che da un lato magicamente l’obiezione lieviti e dall’alto non venga garantita la piena attuazione della legge 194. Ripeto, è fondamentale sottolinearlo soprattutto nel momento in cui Ausl e Azienda ospedaliera vanno a fondersi perché certi modelli possono facilitare o meno certe scelte».

Tornando alle cifre, le interruzioni volontarie di gravidanza effettuate nel 2015 a Reggio Emilia sono state 930. Com’è la tendenza?

«I dati confermano il valore della legge 194. Una legge che ha come primo obiettivo la prevenzione: il fatto che il numero delle interruzioni volontarie di gravidanza siano negli anni calate drasticamente, significa le 194 non ha favorito gli aborti ma al contrario ha tutelato la salute e il diritto di scelta delle donne, estirpando soprattutto il fenomeno degli aborti clandestini. Un fenomeno che emerge in modo carsico e non va sottovalutato: per questo non va abbassata la guardia».

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