Il killer di via Nacchi presto a processo
Estradato dalla Francia dove era stato catturato, è accusato di omicidio premeditato. La difesa punta sul rito abbreviato
REGGIO EMILIA. Inchiesta chiusa con la pesantissima accusa di omicidio premeditato. Ed un processo – con rito abbreviato – ormai alle porte (è fissato per il 9 maggio) per il tunisino 22enne Ahmed Ben Haj che l’8 giugno 2016, in pieno giorno e addirittura in una strada del centro, ha ucciso a coltellate il connazionale 41enne Mahdi Sallami. Stiamo parlando del delitto di via Nacchi che ha scosso non poco la città, facendo temere un clima da far west inarrestabile e impunito, perché l’assassino per alcuni giorni era riuscito a far perdere le proprie tracce. Per non parlare delle polemiche innescate dal fatto che la clandestinità ha accomunato vittima e carnefice in questa feroce storia. Ma la risposta della squadra mobile (coordinata dal pm Isabella Chiesi) era stata efficacissima, arrivando – una decina di giorni dopo – all’arresto dell’omicida in Francia, pochi minuti prima che salisse su un aereo per Tunisi. Una rapida soluzione del caso che si era dimostrata un bel colpo di spugna ai timori suscitati da quel terribile fatto di sangue. A luglio Salah era stato estradato e, una volta giunto a Roma in aereo scortato dagli agenti, ha affrontato l’interrogatorio di garanzia, assistito dall’avvocato difensore Noris Bucchi. Circa un mese di permanenza nel carcere romano di Regina Coeli, poi il trasferimento alla Pulce di Reggio.
Chiudendo l’inchiesta il pm Chiesi ha chiesto il giudizio immediato, ritenendo di avere in mano prove schiaccianti contro il giovane tunisino. Riguardo alla premeditazione, il magistrato inquirente è arrivato alla conclusione che Salah si era voluto vendicare del fatto che la vittima il 31 dicembre 2013 l’aveva sfregiato al volto (un episodio mai dimenticato dal giovane, complice anche il segno rimastogli sul volto).
Ancora piuttosto blindata la strategia difensiva: «Abbiamo scelto il rito abbreviato – si limita a dire l’avvocato Bucchi – scegliendo di essere giudicati sugli atti d’indagine raccolti dalla procura». Un’udienza preliminare che si preannuncia, quindi, a tinte forti e con la probabilità di qualche colpo di scena sul piano difensivo.
C’entra pure quell’autentica giungla che è l’ambiente reggiano dello spaccio di stupefacenti? Sull’identificazione dell’omicida hanno avuto un peso decisivo i filmati dei sistemi di videosorveglianza presenti in centro.
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