Gazzetta di Reggio

Reggio

«Lime Theater, opportunità sprecata»

di Martina Riccò
«Lime Theater, opportunità sprecata»

Il mondo culturale si mobilita per salvare il teatro nel padiglione D: «A Reggio mancano luoghi in cui esibirsi dal vivo»

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REGGIO EMILIA. Amarezza. Sgomento. E anche un po’ di paura.

Il mondo culturale reggiano non ha dubbi: se il Lime Theater chiuderà i battenti, a rimetterci sarà la città.

Al di là della ragione – contesa tra Roberto Meglioli, presidente di Medials Live e ideatore del teatro temporaneo nel padiglione D delle Fiere, e Marco Bertolotti, direttore di Fieremilia e gestore della struttura per conto della cooperativa La Bussola – a preoccupare artisti, musicisti e attori è il futuro di Reggio Emilia.

«Roberto Meglioli è un guru – afferma Olivier Manchion, ex chitarrista degli Ulan Bator e curatore della rassegna Red Noise – in grado di portare a Reggio artisti di fama internazionale, come da anni non capitava più. Privarsi del suo talento sarebbe folle, la città stava finalmente ricominciando a camminare».

Dal 5 novembre dello scorso anno il Coro dell’Armata Rossa, Raphael Gualazzi, Pintus, l’Harlem Gospel Choir, Vittorio Sgarbi hanno fatto tappa in città. E questo elenco, per gli addetti ai lavori, è un piccolo grande miracolo. Se a Meglioli è bastato così poco per organizzare un cartellone simile – questo è quello che tutti pensano – chissà cosa avrebbe potuto fare in futuro.

«Il Lime Theater è appena nato – commenta Maurizio Corradini, direttore organizzativo del MaMiMò – e ha ancora tantissime potenzialità inespresse. Eppure in questi pochi mesi Meglioli ha dato una bella lezione a tutti: la cultura e l’intrattenimento sono capaci di rigenerare e riqualificare zone abbandonate della città senza grossi investimenti. Di solito si realizzano progetti che poi diventano cattedrali nel deserto, in questo caso è accaduto il contrario: una cattedrale nel deserto è stata riconvertita regalando alla città qualcosa che le mancava, una programmazione culturale molto varia, in grado di integrarsi con quella già presente e di attrarre pubblico anche da fuori provincia. Sarebbe un vero peccato che questa virtuosa esperienza si interrompesse».

Anche perché in città – e non è cosa da poco – il Lime Theater non ha eguali in termini di capienza. «A Reggio non c’è un altro spazio che possa ospitare un pubblico così numeroso – afferma Gigi Cavalli Cocchi, storico batterista di Ligabue –. Chiudere questo teatro sarebbe una perdita enorme per Reggio. Al di là di tutto quello che può esserci dietro, al di là di chi ha ragione e di chi ha torto, perdere uno spazio come il Lime Theater, in grado di ospitare spettacoli ma anche concerti di musica dal vivo, è decisamente negativo per la città».

«Dispiace, e tanto, sapere che questo progetto potrebbe concludersi – gli fa eco Alessandro Scillitani, regista, autore del documentario “Il Cammino dell’Appia Antica” e organizzatore del Reggio Film Festival – perché purtroppo Reggio non brilla in quanto a spazi. Uno dei problemi più grossi è proprio quello di trovare luoghi in cui ci si possa esprimere. E penso soprattutto ai giovani, che hanno difficoltà a trovare spazi a buon mercato in cui esibirsi. Quelli esistenti sono arroccati e chiusi, difficilmente utilizzabili: i teatri sono appannaggio di chi li gestisce, i cinema sono inavvicinabili. Lodo la tenacia di Meglioli, che ha cercato di aprire alla città uno spazio lontano dal centro, in una zona in sofferenza da anni. Con la sua scommessa ha creato cultura, ascolto, pubblico. E il fatto che il suo progetto potrebbe essere cancellato, così come il presidio che ha costruito, lascia molto amaro in bocca».

È un passo indietro, per tutti. «Ancora una volta Reggio rinuncia a uno spazio per fare cultura – commenta Andrea Scarfone, bassista dei Julie’s Haircut – e musica dal vivo. In città ci sarebbero luoghi molto adatti ai live, come la Cavallerizza o i giardini dei Musei Civici, eppure non vengono sfruttati. È un peccato perché se si organizzano eventi giusti, come ha fatto Meglioli, il pubblico arriva. Eccome. Penso a Ravenna, che ogni anno ospita il Beaches Brew Festival con artisti e partecipanti da tutto il mondo, e a Parma, dove stanno spuntando locali su locali per la musica dal vivo. Reggio è rimasta indietro: gli artisti e i musicisti, soprattutto quelli locali, vorrebbero esibirsi in città ma non ne hanno la possibilità. Manca il supporto delle istituzioni, ci vorrebbe un’altra mentalità».

«Quando avevo 16 anni – ricorda Beppe Carletti dei Nomadi – per i giovani era molto facile farsi conoscere: c’erano più balere di gruppi musicali. Adesso i ragazzi che si mettono a ballare, suonare e recitare non hanno un posto in cui esibirsi, non possono mettersi alla prova con il pubblico. Togliendo uno spazio culturale come il Lime Theater, si toglie la possibilità di fare cultura». Ed è questo a fare paura. «La crisi c’è – conclude Antonio Guidetti, attore e autore teatrale – ma il problema non è questo. Se i tagli venissero fatti in tutta la filiera, ci sarebbe ancora spazio per finanziare i teatri, gli spazi culturali, chi organizza gli eventi, ma nel momento in cui qualcuno non rinuncia ai propri privilegi la catena di montaggio si inceppa. E ormai è chiaro, purtroppo, che la cultura conoscerà un periodo sempre più nero...».

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