Lite mortale, scontro in aula fra i periti
Il medico legale delle parti civili: «Marco colpito subito al torace». Il consulente della difesa: «La ferita al cuore è l’ultima»
QUATTRO CASTELLA. Omicidio volontario e tentato omicidio (come ritiene l’accusa per la tragica fine con 15 coltellate di Marco Montruccoli e per la morte scampata di un nonnulla dal fratello Matteo, pure lui colpito con un coltello da cucina) oppure la ferocia scatenatasi poco più di due anni fa nei pochi metri quadrati del monolocale di via Coppi alle Forche di Puianello fu la conseguenza della disperata reazione dei giovani imputati albanesi Fatmir Hykaj e Danjel Tufa che dicono di essere stati aggrediti dai due fratelli (da qui l’appellarsi alla legittima difesa)? Un pesantissimo interrogativo e su queste due interpretazioni – attorno cui ruota l’intero drammatico processo in corso nell’aula di Assise a Reggio – si è tornati anche ieri, con l’apporto dei medici legali che come consulenti affiancano le parti in causa. Autopsia, analisi di cartelle cliniche e perizie: queste le basi su cui sono state costruite dai professionisti che hanno deposto ieri, rimarcando sostanzialmente due versioni contrastanti.
COLPITO A TERRA. Secondo Alberto Martini – medico legale che affianca le parti civili – Marco e Fatmir hano iniziato ad affrontarsi in cucina e l’albanese accoltella subito al torace il 34enne che nel tentativo di difendersi offre però il fianco sinistro e viene colpito al cuore il che gli fa perdere subito le forze, facendolo cadere in avanti, sul pavimento della sala attigua. «È prono a terra quando gli vengono inferte le ultime coltellate – sottolinea il dottor Martini – sia al dorso che dietro la testa. Si tratta di ferite compatibili con il coltello sequestrato. La seconda arma? Dalle ferite si deduce con caratteristiche simili a quella recuperata». Quindi il consulente avalla l’ipotesi accusatoria che Hykaj aveva un coltello nella mano sinistra ed uno in quella destra, usandoli entrambi nella lite finita nel sangue. Il medico legale di parte civile smentisce la versione difensiva dei due che si fronteggiano e poi finiscono a terra, con Marco sopra a Fatmir che a sua volta lo colpisce con entrambi i coltelli: «Le ferite parlano chiaro – dice Martini – con una persona sopra le forze sono ridotte e non riesci a colpire come è stato riscontrato sul cadavere, inoltre anche la lunghezza delle braccia rende non compatibile questa versione».
L’ULTIMO COLPO AL CUORE. Decisamente diverso quello che desume dalle ferite e dal racconto dei due imputati il professor Giovanni Arcudi (il docente in pensione dell’Università Tor Vergata di Roma è il consulente della difesa) che esclude ferite importanti per Marco finché sono in cucina, poi la collutazione sarebbe proseguita in sala, con i due che cadono a terra e gran parte delle ferite vengono inferte da Fatmir con addosso il 34enne. Poi si rialzano e Marco viene colpito al cuore: per Arcudi è quella l’ultima coltellata, fatale. Una dinamica diversa rispetto alla perizia depositata inizialmente dal consulente della difesa in cui indica come primo il fendente al cuore. Glielo contesta l’avvocato di parte civile Giovanni Tarquini e il professionista dice di essere passato da un’ipotesi scolastica ad una più calata nella realtà grazie agli ulteriori approfondimenti fatti.
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