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Pale eoliche a Sparavalle, al via gli studi

Pale eoliche a Sparavalle, al via gli studi

Castelnovo Monti: nelle prossime settimane il bando per installare gli anemometri e valutare la produttività dell’impianto

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CASTELNOVO MONTI. Dovrebbero sorgere nella zona vicino a Sparavalle – indicata nel Piano strutturale comunale come disponibile per questo tipo di strutture – alcune nuove pale eoliche per la produzione di energia elettrica rinnovabile.

Ne ha accennato il sindaco di Castelnovo, Enrico Bini, nell’ultimo consiglio comunale, ma in questo caso il condizionale è quanto mai d’obbligo: il Comune pubblicherà nelle prossime settimane una gara per soggetti interessati ad installare anemometri nella zona individuata. Soltanto dopo questo passaggio emergerà se l’installazione di pale eoliche potrà risultare produttiva. Gli anemometri dovranno restare in funzione un anno e rilevare se esistono le condizioni di vento sufficienti per rendere le pale un investimento proficuo. Nel caso fosse così, si aprirà un nuovo confronto con gli operatori eventualmente disponibili a installarle.

È un tema da anni dibattuto e controverso, quello delle pale eoliche, che sull’Appennino reggiano è appena all’inizio (ma comunque non sono mancati dibattiti anche qui), mentre invece ha visto esperienze più avanzate (e non sempre di successo) sull’Appennino parmense.

Attualmente l’unica testimonianza di una pala eolica sul crinale reggiano è possibile scorgerla salendo verso il passo del Cerreto, a poca distanza dalla statale 63. È legata a una sperimentazione risalente al 2011: una mini-pala eolica Energywind installata tra la statale e la vicina provinciale, che fu oggetto di acceso dibatitto tra favorevoli e contrari. Si trattava di un generatore eolico di tipo bipala della potenza di 55kw, che tra l’altro nel 2012, a causa di una perturbazione con venti molto forti, cadde abbattuta da una raffica particolarmente potente. È stata ripristinata, ma a causa di questioni legali tra l’azienda realizzatrice, il Comune e il Parco nazionale su autorizzazioni e permessi, non è stata ricollegata alla rete elettrica, per cui gira a vuoto e non produce energia. All’epoca ci furono come detto ampi dibattiti: da sempre questi impianti sono fonte di divisioni in fazioni opposte, tra chi li vede un ottimo metodo per produrre energia pulita e chi invece li trova particolarmente impattanti sul paesaggio e il territorio.

Va detto però che negli ultimi anni questa tecnologia si è molto evoluta, e che oggi è molto differenziata e ampia la gamma di generatori eolici disponibili, di dimensioni e forme diverse. Si dividono principalmente in impianti ad asse di rotazione orizzontale al suolo (in pratica con la forma che riprende i vecchi mulini a vento, ed altri ad asse verticale, visivamente meno impattanti e simili a grandi antenne. Entrambi per funzionare hanno bisogno di una velocità minima del vento di 3–5 metri al secondo ed erogano la potenza di progetto ad una velocità di 12–14 metri al secondo.

Ad elevate velocità (20-25 metri al secondo) l’aerogeneratore viene invece bloccato dal sistema frenante per ragioni di sicurezza. Per risultare interessante per l’installazione di questi impianti, un sito dovrebbe garantire almeno 100 giorni l’anno con la ventosità minima per azionare gli impianti. Rilevare questo dato toccherà proprio agli anemometri. Intanto però l’Appennino reggiano può guardare al vicino Appennino parmense per farsi una idea; più che altro, per vedere un percorso da non ripetere. Quattro pale eoliche (quello che viene definito un piccolo “parco eolico”) venne realizzato nel 1995 al passo della Cappelletta, sopra Albareto. Un punto che venne scelto in quanto il più ventoso dell'intero territorio dell'Alta Val Taro. Quando nacque, con le prime due torri, si trattava di uno dei primi parchi eolici in assoluto in Appennino.

Le altre due pale eoliche furono aggiunte nel 2007, ma poi cominciarono alcuni problemi gestionali. La ditta che realizzò i primi due impianti era una Srl che però poi cessò l’attività, e le sue torri prive di manutenzione sono cadute in disuso. Restano invece attive quelle più recenti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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