Sei ore fra lacrime e “frizioni” Matteo sbotta ma viene bloccato
QUATTRO CASTELLA. Ancora un’udienza non facile per la famiglia Montruccoli. Presenti, come sempre i genitori (Mario Montruccoli e Mara Guidetti) nonché Veronica Pignoli, moglie di Marco (rimasto...
QUATTRO CASTELLA. Ancora un’udienza non facile per la famiglia Montruccoli.
Presenti, come sempre i genitori (Mario Montruccoli e Mara Guidetti) nonché Veronica Pignoli, moglie di Marco (rimasto ucciso in quel tremendo incontro nel monolocale di via Coppi). Le parole dei medici legali riportano crudemente a quella tragica notte e in certi momenti la mamma non ce la fa a trattenere le lacrime. Stavolta non vengono proiettate immagini-shock, ma feriscono le ricostruzioni. Spesso i genitori si consultano, sfogliano gli atti dell’inchiesta, comprendenti anche fotografie difficili da accettare per un familiare.
Matteo Montruccoli, sopravvissuto miracolosamente alle coltellate, un paio di volte non ce la fa a trattenersi durante la deposizione del consulente della difesa (il professor Giovanni Arcudi) ma viene prontamente bloccato dal giudice Dario De Luca che presiede la Corte. «Non mi costringa a farla uscire dall’aula!» tuona il giudice. Per “sbollire” la rabbia Matteo se ne va dall’udienza, per rientrarvi comunque più tardi. In una sosta del processo l’avvocato Marco Fornaciari (che tutela Matteo costituitosi parte civile) rimarca con i cronisti la ferocia con cui sono state inferte le coltellate a Marco Montruccoli: «Otto colpi potenzialmente letali, ferite di una profondità terribile: di 18 centimetri quella al fegato, di oltre 20 centimetri la coltellata al cuore». Con in ballo, tramite i medici legali, la ricostruzione di quanto accaduto la notte del 2 febbraio 2015 alle Forche di Puianello, non sono mancate le “frizioni” fra gli addetti ai lavori. Periti di accusa e parti civili contro il consulente della difesa, botta e risposta fra il pm Maria Rita Pantani e l’avvocato difensore Carlo Taormina. Insomma il solito clima teso che non poteva non caratterizzare un processo pieno di sofferenza da qualsiasi parte lo guardi. In aula, stavolta, c’è poco pubblico. Qualche amico della famiglia Montruccoli con in mano la foto di Marco e tanta tristezza nel cuore, alcuni familiari dei due giovani albanesi sotto processo che si limitano a sparuti saluti con la mano. Si andrà avanti così per sei ore.(t.s.)
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