Gazzetta di Reggio

Reggio

«Il Lime Theater? Chiuderlo è un gesto di autolesionismo»

di GIUSEPPE CALICETI*
«Il Lime Theater? Chiuderlo è un gesto di autolesionismo»

L’intervento di Giuseppe Caliceti, insegnante e scrittore «L’idea di Meglioli è un piccolo miracolo da preservare»

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Chiudere il Lime Theater? Sarebbe una pazzia. Spesso, in questi ultimi anni, da più parti sono arrivate accuse – il più delle volte, personalmente, ingiustificate e infondate – di una vita culturale della nostra città e della nostra provincia più spente che in passato. E ora, di fronte a quella che probabilmente è stata una delle novità più inattese e sorprendenti della nostra città, c’è chi vorrebbe rinunciarvi? Non riesco a capire.

Sarebbe un inutile esercizio di autolesionismo per la nostra città e la nostra provincia. Anche io, come molti cittadini reggiani, ho seguito dai giornali locali la nascita e il riscontro ottenuto da questa ennesima impresa di Roberto Meglioli. Pur conoscendone l’intelligenza, il coraggio, lo spirito imprenditoriale e la sua anima pop – è uno dei pochi intellettuali reggiani capace di guardare senza troppi retropensieri e puzza sotto il naso sia alla cosiddetta cultura alta o di ricerca, sia a quella “bassa”, che oggi chiamiamo “popolare” – pensavo che questa volta non ce l’avrebbe fatta. Lo confesso.

Un capannone. Nella nostra zona industriale. Trasformato in teatro. In pochi, a Reggio, ci avrebbero scommesso. Pochi intellettuali. Pochi imprenditori. Pochi amministratori. È vero, Roberto in passato si era già distinto come assessore alla Cultura di un Comune particolarmente attivo come quello di Cavriago. È vero, aveva portato a Reggio gli U2. È vero, è stato il manager dell’indimenticabile Miriam Makeba, con la quale ho avuto la fortuna di condividere una cena indimenticabile proprio nella nostra città; quella Miriam Makeba che tante volte è venuta a Reggio Emilia e ha collaborato con le nostre istituzioni, specie quelle culturali e formative. Però, lo ripeto, pensavo che questa volta il talento di Roberto non sarebbe bastato.

Pensavo che avesse fatto il passo più lungo della gamba. Specie in una città che, a volte, fa fatica a riconoscere i suoi talenti. Invece ha avuto ragione lui. Ancora una volta. Grazie ad un coraggio da leone e ad una programmazione che, fin dalle prime date e dai primi nomi, ha saputo unire sacro e profano, originalità e intelligenza, cultura alta e bassa.

Ma soprattutto, come i numeri degli spettatori dimostrano, rispetto all’offerta di teatri e di altre agenzie di spettacolo come l’Arci, il Lime Theater ha saputo trovare fin da questi suoi primi mesi di vita una sua via, una sua identità, senza sovrapporsi a niente e a nessuno. Insomma, un valore in più per la nostra città. Inaspettato.

Qualcosa che prima non c’era e adesso c’è. Non è una cosetta da poco. Non è una cosetta che capita di vedere con tanta frequenza. È una rarità. È un piccolo miracolo. Perché, come scrisse Ezra Pound, “fare invece di non fare, non è vanità”. E fare bene è ancora più difficile, aggiungo io.

Per questo auspico anche io, come Silvia Prodi e lo stesso sindaco Luca Vecchi, che le due parti oggi in causa possano dialogare e trovino al più presto un accordo affinchè il Lime Theater non chiuda. Jerome Bruner, cittadino onorario della nostra città, una volta è venuto a Reggio e ci ha spiegato come ogni volta che esce un nuovo libro, bisognerebbe fare una festa in città, perché un libro è una cosa bella, una cosa importante per tutta una comunità.

Nonostante ami profondamente i libri, credo che quando in una città nasce un teatro, anche se privato, di feste se ne dovrebbero fare almeno dieci contemporaneamente. Sono certo che le istituzioni reggiane – proprio perché, tra l'altro, rappresentanti dei cittadini reggiani – faranno di tutto perché il Lime Theater continui il suo viaggio appena iniziato. A partire dalla giunta comunale. Anche perché non credo che nella nostra città siano molti i cittadini che sarebbero a favore della soppressione di un teatro cittadino e, soprattutto, che ne riuscirebbero a capire il perché.

*Insegnante e scrittore

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