Gazzetta di Reggio

Reggio

«Scissione e congresso fuori dalle istituzioni»

di Evaristo Sparvieri

Il sindaco Vecchi sulla crisi del Pd che mina la giunta e la maggioranza «Non accetterò diktat dall’alto per cacciare chi è andato via dal partito»

4 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. «Su chi è uscito dal Pd non accetterò diktat dall’alto, se mai dovessero arrivare. Il sindaco sono io. Rispondo alla mia maggioranza e alla mia città. Le istituzioni locali non devono essere trasformate in un’arena di ciò che sta succedendo dentro e fuori dal Pd». E poi: «La scissione? Politicamente non si spiega. I cittadini faticano a comprenderla. Non è utile al Pd, nè al Paese. Quando all’interno di un gruppo dirigente si perde il rispetto, si rischia perdere anche il rispetto per il proprio popolo. Ma penso che l’esempio di Reggio, dove il Pd ha retto meglio che altrove, possa essere utile anche al Paese. Anche per un motivo: non c’è sinistra senza Pd e non c’è Pd senza sinistra». Infine: «Il congresso? Sosterrò Renzi. Ma vorrei che i contributi degli altri candidati siano visti come tali e non come divisivi». La scissione è già realtà. Non solo per l’addio di Errani, ufficializzato ieri. Ma anche per l’uscita dell’assessore Tutino, fra i primi a chiamarsi fuori dal Pd, seguito dal consigliere comunale De Franco. Una inedita maggioranza con cui il sindaco, Luca Vecchi, dovrà fare i conti, all’alba di un congresso che si annuncia all’ultimo sangue. E nel mezzo di una stagione politica che, a livello nazionale e locale, sembra più fluido che mai, senza punti fermi. «Bisogna fare una valutazione politica che parte da lontano – afferma Vecchi – e inizia dalla crisi di cardini della convivenza democratica. Tutto il socialismo europeo vive una fase di difficoltà, in Usa c’è Trump, in Inghilterra la Brexit. Saremmo ingenui a ridurre le vicende di questa settimana prescindendo da quanto accade nel mondo, dove il valore delle istituzioni democratiche rischia di essere soppiantato da neoautoritarismi, nazionalismi e populismi ».

Sindaco, va bene tutto:Trump, Brexit, la brutta aria che tira in Europa. Ma la scissione è qui, a Reggio...

«Se parto da queste considerazioni, è perché sarebbe riduttivo pensare che ciò che sta accadendo sia da ricondurre solo all’azione di Renzi e del suo governo. È stato un buon governo di centrosinistra: ha fatto ripartire politiche sociali, ha affermato diritti civili, ripreso il rapporto con le autonomie locali, costruito un rapporto con il mondo diverso da altri Paesi su immigrazione, terrorismo, ruolo dell’Europa. Delrio ha cambiato l’approccio ai lavori pubblici rispetto all’epoca Berlusconi. E ci sono stati investimenti su cultura e agricoltura. Prendiamocela pure con Renzi, ma in un’epoca come questa in Italia sono state fatte tutte queste cose».

Tutto bene quindi... Peccato che stia saltando il banco, tra scissione e congresso.

«C’è stato il tempo delle arrabbiature e del dolore. Ma ora è il tempo della razionalità. È inutile discutere tra chi ha torto e chi ragione. Guardo con rispetto alla scelta di chi se ne va, ma non la condivido e non la ritengo utile. Quando penso a Mirko, Lanfranco, Mauro, o allo stesso Errani, faccio fatica a pensare che siano altro politicamente rispetto a noi. Spero non si racchiudano in una vocazione minoritaria con un ruolo di mera testimonianza. Ma lo voglio dire con chiarezza. Bisogna mantenere in sicurezza le istituzioni locali che stanno portando avanti programmi sul mandato ricevuto dai cittadini. E bisogna avere come riferimento la grande comunità politica del centrosinistra. Il Pd deve essere una grande casa aperta».

Aperta per uscire?

«La porta aperta per chi ha deciso liberamente di uscire è aperta anche per chi liberamente deciderà di tornare. Il congresso non deve servire per discutere di questo o di quel candidato, ma deve essere un momento per rifondare il Pd, alla luce di diseguaglianze territoriali e anagrafiche che non hanno precedenti nella storia. O nel rapporto tra accoglienza e sicurezza. E poi c’è il tema del civismo: un partito come il nostro deve tornare a riprendere le esperienze dei sindaci per farne un tratto distintivo della propria identità culturale nazionale. Il nuovo civismo non lo hanno alimentato a parole dal M5s, fallimentari alla guida delle città, ma nei fatti gli amministratori del centrosinistra».

Rifondare il Pd? Ma se siamo davanti ad uno stillicidio. Non crede che l’avvicinarsi di congresso ed elezioni acuiranno divisioni calate dall’alto?

«Non dobbiamo perdere la bussola, né passare i prossimi mesi a tirarci schiaffoni per poi constatare di aver consegnato il paese alle destre o all’inaffidabilità del M5s. Lo dico da sindaco eletto con un centrosinistra largo, che ha tenuto insieme sensibilità radicali, moderate e civiche. Questa deve essere la nostra bussola. Se dobbiamo usare categorie di una volta, la scissione di certo non nasce dal basso, ma è stata calata sulla testa di molti. Per questo dico che non accetterò diktat sull’istituzione locale. Lo dico con la consapevolezza che è accaduto qualcosa. E che il quadro del 2014 non è lo stesso di oggi. Ma lo dico pensando che le isitutizioni non sono l’arena del congresso. Il sindaco non risponde solo agli iscritti del Pd, ma anche a chi non lo ha votato. Le istituzioni devono essere tenute fuori».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google