Tutino battezza Democratici e Progressisti
L’assessore ieri a Roma con Rossi per il lancio del nuovo movimento composto dai fuoriusciti dem
REGGIO EMILIA. «Ho ritrovato l’orgoglio di portare avanti le mie idee, le nostre idee a testa alta». È il commento dell’assessore, Mirko Tutino, il primo esponente ad uscire fuori dal Pd, a poche ore dalla conferenza stampa per il lancio del movimento Democratici Progressisti a cui ha partecipato ieri mattina a Roma, insieme al presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi.
«Ho parlato con diversi compagni di viaggio – racconta Tutino – che hanno caratterizzato i miei primi anni di impegno politico come Arturo Scotto e Roberto Speranza, persone di una generazione nuova che, insieme a chi ha un’esperienza di governo come Enrico Rossi, possono creare una forza politica di sinistra capace di parlare finalmente con l’elettorato che abbiamo perso in questi anni». Nei giorni scorsi, l’assessore ha ufficializzato la sua uscita dal Partito Democratico insieme alla consigliera regionale, Silvia Prodi, nipote dell’ex premier Romano, e la consigliere comunale, Lanfranco De Franco, ex segretario del circolo Pd centro Storico, lanciando ai Chiostri della Ghiara l’associazione “Democraticisocialisti”, fondata proprio dal presidente della Toscana e di cui Tutino è il coordinatore organizzativo.
«Lavoro, scuola, ambiente, diritti: sono questi i temi su cui lavorare per costruire un nuovo centrosinistra aperto e plurale - aggiunge l’assessore – Il movimento a cui abbiamo dato vita si chiama Democratici Progressisti. Trovo particolarmente importante che nel nome sia stata inserita la parola “progressisti”: vogliamo riaprire il dialogo con il mondo progressista su cui sta lavorando Pisapia, ovvero con persone ed elettori di sinistra che si sono allontanati dai partiti tradizionali. Senza dimenticare al contempo che il Partito Democratico non è il nemico. Il nemico è la destra e il populismo che sta portando avanti in tutto il mondo. La nostra capacità di essere nei contenuti distinguibili, chiari e presenti, non deve diventare un’occasione di conflitto con chi è stato fino a poco tempo fa nostro compagno di viaggio. Faccio mie le parole di Enrico Rossi: tra fare la conta o una battaglia sui contenuti, noi puntiamo sui contenuti».
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