Via al controllo di comunità nell’Unione Val d’Enza
Montecchio, affollata assemblea con i cittadini dopo la firma del protocollo Colli: «Abbiamo bisogno degli occhi di tutti per presidiare il nostro territorio»
MONTECCHIO. L’Unione Val d’Enza, al pari dell’Unione Bassa Reggiana, ha aderito al protocollo per il controllo di comunità siglato in settimana in prefettura. Lo ha annunciato venerdì sera il sindaco di Montecchio, nonché presidente dell’Unione, Paolo Colli, nel corso dell’assemblea pubblica sui temi della “Videosorveglianza, sicurezza urbana e controllo di vicinato”, organizzata dall’amministrazione in collaborazione con l’associazione Montecchio Emilia Sicura, una delle esperienze più avanzate in Regione e, per questo, ricevuta lo scorso anno a Bologna insieme ad un gruppo di Piacenza.
Le persone che hanno assistito all’assemblea nella sala della Rocca del castello erano un’ottantina. In platea non solo semplici cittadini, ma anche gruppi di vicinato già esistenti (Scandiano) o appena nati (Pratissolo). Per primo ha preso la parola Colli, che ha sottolineato come i sindaci della Val d’Enza abbiano sottoscritto la petizione online lanciata dai colleghi della zona ceramiche per chiedere leggi più severe e pene effettive per chi delinque. Il sindaco ha poi illustrato il sistema delle telecamere intelligenti: otto impianti di ultima generazione, attivi dalla fine dell’anno scorso, che i Comuni dell’Unione hanno installato nei principali snodi viari, mettendo mano al portafoglio e spendendo «una somma consistente, sebbene non sarebbe stato di nostra competenza nel casello Terre di Canossa, punto nevralgico che registra il maggior flusso di veicoli».
Il funzionamento del sistema è stato illustrato dall’ingegner Tedeschi: l’occhio intelligente “scannerizza” la targa dell’auto di passaggio, estrapola in automatico una quantità impressionante di dati, tramite un server (situato fisicamente a Napoli) “interroga” le banche dati di tutte le forze dell’ordine e fornisce informazioni (usate anche dal Coa di Bologna) su assicurazione, movimenti, eventuali denunce di furto e così via. Una videosorveglianza che Colli ha paragonato al controllo di vicinato, insistendo su un aspetto: «Noi abbiamo bisogno di occhi e piedi per presidiare il territorio, altrimenti gli spazi vuoti vengono riempiti da malintenzionati. Ci interessa la partecipazione attiva dei cittadini non solo sulla sicurezza, ma su qualsiasi situazione di degrado o disagio sociale».
Il presidente di Montecchio Sicura, Giuseppe Carissimi, ha portato l’esperienza del gruppo e presentato l’iniziativa “Adotta un nonno”: «Gli anziani, tagliati fuori dal web, sono sempre più vittime dei truffatori. Ognuno dei nostri 140 associati, 650 gli iscritti in chat, prenderà contatto con un pensionato che abita solo, un parente o un vicino di casa, dando consigli di comportamento e rendendosi disponibile per qualsiasi bisogno».
L’avvocato Roberta Dieci, vicepresidente di Montecchio Sicura, ha spiegato le normative giuridiche sul controllo di vicinato: ciò che la legge consente e ciò che è vietato. L’origine anglosassone dei gruppi di cittadini su WhatsApp è stata ricordata dalla comandante della polizia municipale Val d’Enza Cristina Caggiati, che ha spiegato la differenza tra controllori del vicinato e assistenti civici: i primi sono cittadini che possono solo osservare e riferire, i secondi sono una nuova figura di supporto alla Municipale (in genere carabinieri in pensione) che hanno facoltà di intervenire e che vengono utilizzati per vigilare su parchi pubblici, quartieri a rischio o manifestazioni, come alla fiera di San Simone e per carnevale.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
