Arrivano 33 nuovi richiedenti asilo
La maggior parte alloggerà in provincia. Sassi: «Il problema vero è che il dialogo avviene tra Ministero e Prefetture»
REGGIO EMILIA. Sono arrivati ieri in città 21 nuovi richiedenti asilo, altri 12 arriveranno oggi. In 350 hanno raggiunto nei giorni scorsi il centro d’accoglienza di Bologna, il principale in regione, e da lì gli stranieri sono stati smistati nelle varie province per poi essere destinati nei diversi comuni. Dopo un primo passaggio ieri mattina in via Veneri, sede degli uffici della Dimora d’Abramo, per sbrigare le pratiche burocratiche, i richiedenti asilo hanno raggiunto gli alloggi a loro assegnati.
La maggior parte dei richiedenti asilo arrivati ieri, così come accadrà per quelli che arriveranno oggi, alloggeranno prevalentemente in provincia.
«Il Comune non fa nulla per impedire che Santa Croce si trasformi in una vera e propria casbah». Questa il commento di Gianluca Vinci, consigliere comunale e segretario della Lega Nord Emilia, che sottolinea polemicamente come gli stranieri abbiano fatto tappa ieri mattina proprio in via Veneri.
A raddrizzare il tiro è Matteo Sassi, vice sindaco e assessore al Welfare, il quale puntualizza come via Veneri sia «una tappa obbligata per sbrigare le pratiche burocratica non il luogo dove alloggeranno gli stranieri». Ma Sassi va oltre, bacchettando Vinci: «I piccoli imprenditori della politica a volte sanno essere offensivi. In quanto consigliere comunale a Reggio Emilia, Gianluca Vinci non deve permettersi di disprezzare un quartiere piuttosto che una via offendendo in questo modo non solo chi ci vive ma anche l’intera città».
Tornando al grande tema dei richiedenti asilo e alle ripercussioni sul tessuto sociale e politico locale, Sassi parla di “gestione accentratrice”. «Il punto - dice l’assessore al Welfare - è sempre lo stesso. Il dialogo diretto avviene tra Ministero e Prefetture. Tutto viene calato dall’alto e, se continua a funzionare così, non possiamo sperare che le cose cambino. Ci siamo confrontati con il prefetto chiedendo una ridistribuzione più equa sul territorio della provincia reggiana, e questo sta accadendo. Dopodiché chiediamo al governo una soluzione politica. Bisogna innanzitutto mettere in campo un piano strategico nell’ambito del quale si lavori sulla prevenzione. E questo significa lavorare per la pace e il benessere nei paesi d’origine di queste persone: è compito dell’Unione Europea ma anche dell’Italia impegnarsi per una transizione democratica e pacifica». Per Sassi bisogna, soprattutto, ragionare con la mente aperta: «Parlare di geopolitica - spiega - significa parlare di politica internazionale e non solo fermarci al tema della sicurezza. Invito Vinci ad andare in Veneto o in Lombardia o in qualsiasi altra regione: troverà ovunque richiedenti asilo. Perché serve una politica di più ampio respiro: lavorare con serietà e studiare percorsi d’accoglienza. In una parola, bisogna andare oltre».
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