Bimbo morto al bar, «Processate la mamma e quattro medici»
San Martino in Rio, il piccolo Carlo Russo ingerì del detersivo: per i pm pesano la mancata vigilanza e le cure al Santa Maria Nuova
SAN MARTINO IN RIO. La tragedia di Carlo Russo – bimbo di due anni il cui calvario iniziò nell’agosto 2015 ingerendo del detersivo nel bar gestito dai genitori – sta portando verso un’aula del tribunale di Reggio cinque persone accusate, in concorso, di omicidio colposo: la madre Giusy Cataldo (su cui pesa, secondo gli investigatori, l’omessa vigilanza) e quattro medici dell’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio (nel mirino della procura le cure prestate al bimbo durante quei tre giorni di ricovero chiusisi nella maniera più amara).
A un anno e mezzo da quella terribile vicenda, hanno chiesto infatti il rinvio a giudizio i due sostituti procuratori che “firmano” questa delicata inchiesta, cioè i pm Giacomo Forte e Giulia Stignani. Ad aprile l’udienza preliminare davanti al giudice Angela Baraldi. Per la mamma di Carletto sarà una prova non facile da affrontare, dopo tanta sofferenza, perché si ritroverà in udienza nella duplice veste di imputata (assistita dall’avvocato Alessandro Conti) e di parte civile (ha intenzione di costituirsi contro i medici ospedalieri, insieme ad altri quattro familiari, tutti tutelati dal legale Alessandro Carrara). Pure i nonni materni intendono partecipare al processo come parti civili e si sono rivolti all’avvocato Carlo Taormina. Da parte loro i quattro dottori sono difesi dall’avvocato Franco Mazza (ma anche dal legale Roberto Bassi, nel caso di un imputato).
Relativamente all’inchiesta, la svolta investigativa era arrivata dopo gli accertamenti che erano stati disposti precedentemente dal pm Forte (che ha coordinato la prima fase delle indagini) e incaricato il medico legale bresciano Samuele Manzoni di effettuare l'autopsia e gli esami istologici e tossicologici.
Il medico aveva depositato dopo due mesi gli esiti della sua perizia che – a quanto risulta – non avrebbe individuato nell'ingestione del detersivo la causa decisiva della morte, aprendo dunque la strada all'ipotesi di possibili errori nelle cure prestate in ospedale, come sempre sostenuto dalla famiglia.
L’anno scorso, in una conferenza-stampa, i genitori (che ora si sono trasferiti a Salerno, dove hanno aperto un locale) hanno lanciato accuse mirate, facendo riferimenti alle perizie della procura e di parte: «Nostro figlio è stato ucciso da un farmaco che non avrebbe dovuto essergli somministrato da parte dei medici dell'ospedale. Inoltre, Carlo avrebbe dovuto essere trasferito al reparto di Rianimazione pediatrica perché fosse curato con la dovuta strumentazione, adatta alla sua giovanissima età. Nostro figlio aveva superato i problemi legati all'ingestione del "caustico" e avrebbe potuto essere curato e salvato». La replica dell’ospedale è in due perizie in cui si sostiene la non identificabilità di una responsabilità medica. Ora la parola al giudice.
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