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Democratici Progressisti, c’è anche Sassi

di Evaristo Sparvieri
Democratici Progressisti, c’è anche Sassi

Il vicesindaco ex Sel aderisce al movimento nato dagli scissionisti Pd: «Finalmente uno spazio per fare politica di sinistra»

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REGGIO EMILIA. «Non è un progetto politico nato ieri. Ma nasce da quando la sinistra non è stata più in grado di intercettare i bisogni di una parte fondamentale della società. Aderisco a Democratici Progressisti con questo spirito, consapevole che il problema non è Renzi, che pure ha esacerbato le tendenze e continua a non capire cosa sta succedendo dentro e fuori dal Pd, quanto di un eccesso di compatibilità con il sistema liberista degli ultimi anni. Aderisco con il compito di partire dai territori, il vertice di questa operazione, per costruire un popolo che anche nella nostra città non guardi a queste o quelle elezioni, ma al lungo periodo». Era nell’aria. Ma ora è ufficiale. Dopo mesi senza partito, il vicesindaco ex Sel, Matteo Sassi, trova casa in quei Democratici Progressisti nati sull’onda della scissione Pd, alla quale ha già aderito l’assessore ex Pd, Mirko Tutino. «Se c’è un merito di figure come Bersani e D’Alema – afferma Sassi – è stato quello di tenere aperta una prospettiva di sinistra sul finire della loro storia politica. Ma deve essere evidente che ora il lavoro spetta a una nuova generazione. La sinistra è un programma necessario. Oppure continueranno ad ingrassare populismi e nazionalismi in Italia, in Europa e Usa».

Sassi, allora si è deciso. Cosa l’ha convinta?

«Penso che serva un campo vasto dove far politica, si chiami nuovo centrosinistra o nuovo Ulivo, per un confronto fra l’anima progressista di sinistra, che dobbiamo rafforzare, e un’anima più moderata e liberale, che deve essere rappresentata dal nuovo corso del Pd. La novità di un gruppo parlamentare unito, presentato da Speranza, Rossi, Bersani e Scotto, non era scontata. E mi ha convinto. La politica ha bisogno di luoghi e spazi. Per me Dp non è ancora un partito, ma una volontà che deve crescere: c’è un gran bisogno di ragionare di politica. E c’è bisogno di difendere la sinistra, rimettendo al centro lavoro, sanità pubblica, scuola, diritti civili. Ma anche cercando alleanze forti con componenti più moderate. È su questi temi che dobbiamo chiamare a raccolta l’intelligenza della nostra gente».

Sembra il manifesto di una candidatura alle Politiche...

«Il mio impegno sarà in una dimensione tutta locale. Non mi interessano altri scenari. L’importante è che tante intelligenze della sinistra possano tornare protagoniste in una fase politica nuova per il Paese, dando contributi a partire dai territori».

Perché non con Pisapia, allora? Le radici politiche sono le stesse.

«La mia storia politica, quella di Sel, è confluita anche nel nuovo gruppo parlamentare di Dp: uno spazio politico che va ampliato con generosità. Nella presentazione del gruppo, ho visto un confluire di storie e idee dove poter creare un clima accogliente anche per quanti decideranno di uscire dal Pd dopo il congresso».

Una parte della sua storia tuttavia è anche in Si. Anche qui una scissione.

«Insisto sulla necessità di aprire un percorso di accoglienza, con un progetto ambizioso che non sia una sinistra residuale e diffidente. Auguro buon lavoro ai compagni di Si. Ma nella migliore delle ipotesi Si ha portato con sè metà del corpo sociale di Sel. Sono convinto che nel nostro progetto ci saranno altre adesioni fra gli ex Sel, per costruire il nuovo movimento e radicare un progetto sul territorio con tre obiettivi: sconfitta delle destre, nascita di un nuovo campo del centrosinistra e rafforzamento delle idee della sinistra».

Obiettivi che si pone anche in giunta? Con Tutino, siete in due a dissentire dal renzismo dominante.

«Gli equilibri istituzionali sono fuori da questa mia decisione, che ho assunto in solitaria, contento del fermento politico innescato dalla coraggiosa scelta di altri compagni dentro il Pd. Ha detto bene il sindaco Vecchi: non deve esserci nessuna relazione tra ragionamento politico e composizione degli esecutivi».

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