Minori, violenze e abusi quasi sempre in famiglia
Numeri preoccupanti anche perché sottostimati rispetto alle cifre reali Carletti, sindaco di Bibbiano: «È un reato da trattare come la mafia, mai negare»
REGGIO EMILIA. I numeri già da soli sono preoccupanti, ma lo è ancora di più la consapevolezza che si tratta di dati sottostimati rispetto al numero reale di abusi e maltrattamenti sui minori che avvengono nella nostra provincia. E non si tratta solo di violenza sessuale che ha visto nel 2016 nel solo comune di Reggio 17 minori (15 casi nel 2015) essere vittime di abusi da parte di adulti, ma anche di maltrattamenti. Nel 2016 nel comune capoluogo i casi di maltrattamento sono stati 211, compresi i 111 casi di violenza assistita, quando cioè il minore senza essere maltrattato, assiste a comportamenti violenti all'interno della propria famiglia. «Ed è proprio in famiglia che avviene la quasi totalità di maltrattamenti e abusi, mentre sono rari i casi di pedofili seriali, come quello scoperto qualche mese fa a Reggio – ha detto ieri il dirigente dei servizi sociali del Comune Germana Corradini _ e si tratta quasi sempre di famiglie, all'apparenza normali e senza differenze tra ricchi e poveri, acculturati e non, italiani e stranieri».
Se non fosse che parliamo di danni psicologici permanenti di cui sono vittime questi minori indifesi, verrebbe da dire che siamo di fronte a “un reato democratico”, come l'ha definito ieri Francesco Monopoli, vice presidente dell' associazione Rompere il silenzio, che si occupa di far emergere questi reati squarciando il velo di silenzio e di omertà che ammantano queste violenze. Il fenomeno della violenza e dei maltrattamenti sui minori è in aumento (stime parlano di 18 milioni di casi in Europa) e mancano dati certi, proprio per la difficoltà a raccoglierli. L'ultima ricerca in Italia nel 2013 parla di 4.2% di bambini in carico ai servizi sociali per questo problema rispetto al 7-10% in Europa e negli Usa. E gli abusi e i maltrattamenti in famiglia, sono i più difficili da far emergere, rispetto ai pedofili seriali, come quello scoperto a Reggio qualche mese fa. Un pedofilo che, come ha ricordato Matteo Sassi «in una decina d'anni ha insidiato circa un centinaio di minori, senza che ci si accorgesse di nulla e si è arrivato a scoprirlo perché accusato di un altro reato». E stato proprio quest'ultimo caso di cronaca a mettere definitivamente a nudo la debolezza della capacità degli adulti e delle cosiddette agenzie educative ad ascoltare, a spingere il Comune a organizzare per sabato 4 marzo all'Oratorio Don Bosco in via Adua una giornata per capire come prevenire e contrastare questo fenomeno. «Perché _ come ha detto Francesco Monopoli – i ragazzi parlano, se li ascoltiamo».
E per cominciare a farlo si partirà anche dall'esperienza che dal 2013 stanno portando avanti dai comuni dell' Unione Val d'Enza. Il sindaco di Bibbiano e assessore al sociale dell'Unione Andrea Carletti, ieri ha posto l'accento sull'importanza di una formazione per gli operatori. «Questo reato _ ha poi aggiunto _ nega la felicità e occorre un risveglio delle coscienze e uscire dall'omertà e dal negazionismo di questo vile reato. Dobbiamo trattarlo come la mafia, non dobbiamo negare che esiste ma cogliere i segnali del malessere e del disagio». Un compito che non può essere lasciato solo delle forze dell'ordine ma è della scuola, delle parrocchie, delle società sportive e degli operatori sociali e sanitari. «La sensibilizzazione dei medici pediatri ha portata a scoprire maltrattamenti che altrimenti sarebbero rimasti rinchiusi tra le quattro mura di casa», ha concluso Germana Corradini.
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