Nove chili di cocaina nella valigia arrestato all’aeroporto veneziano
Irfan Hafeez, pakistano residente a Boretto, è partito dal suo paese e ha fatto scalo ad Amsterdam La droga era nascosta nel doppiofondo del bagaglio. Ai finanziari ha risposto: «Non ne so nulla»
BORETTO. Quando i finanzieri gli hanno chiesto spiegazioni per quanto poco prima avevano trovato nel suo bagaglio, lui ha risposto: «Non ne so nulla».
Irfan Hafeez, pakistano di 51 anni residente a Boretto, ufficialmente disoccupato, è stato fermato e poi arrestato domenica all’aeroporto Marco Polo di Tessera (Venezia) perché nella sua valigia sono stati trovati 9,3 chili di cocaina.
L’impressionante quantità di stupefacente era stata abilmente nascosta nel doppiofondo del bagaglio con cui l’uomo viaggiava.
Era appena atterrato allo scalo veneziano con un volo di linea proveniente da Amsterdam, dove aveva fatto scalo. Ha detto di essere partito dal Pakistan, dove era andato a trovare i parenti. Ed è proprio nel momento in cui il 51enne ha messo piede sul suolo italiano che è scattato il controllo degli uomini della Guardia di Finanza in servizio all’aeroporto veneziano.
La procedura seguita è stata quella consueta: prima le domande sul contenuto del bagaglio, poi su chi l’aveva fatto, quindi i quesiti per appurare se, durante il viaggio, il proprietario avesse per caso perso di vista la valigia. Quindi l’apertura e l’ispezione.
È bastato sollevare il doppiofondo per trovare la cocaina: nove chili e trecento grammi di stupefacente, che è stato immediatamente posto sotto sequestro e inviato al laboratorio per le analisi di rito.
Per Irfan Hafeez, invece, sono scattate le manette. L’accusa che gli muove il pubblico ministero veneziano Raffaele Incardona è di traffico internazionale di sostanze stupefacenti.
Il pakistano, difeso d’ufficio dall’avvocato Gaio Tesser, è stato portato nel carcere veneziano di Santa Maria Maggiore e questa mattina comparirà davanti alla giudice Barbara Lanceri per l’udienza di convalida dell’arresto. Potrà avvalersi della facoltà di non rispondere, ma potrà anche parlare per spiegare alla giudice la sua verità su quel carico di droga.
Restano comunque molti punti da chiarire nella vicenda. Anzitutto, le modalità del trasporto della droga nel viaggio dal Pakistan a Venezia, con scalo ad Amsterdam. Il suo transito potrebbe non essere passato inosservato alle forze dell’ordine olandesi, che hanno avvisato i colleghi italiani.
Altro questito: a chi era destinata quella partita di stupefacente? Sarebbe dovuta restare a Venezia, in Veneto oppure era destinata alla Bassa reggiana, dove il pakistano ha la residenza?
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