Sequestro Vertinelli, “parlano” due pentiti
La Corte esaminerà i verbali delle deposizioni al processo Aemilia di Giglio ma anche di Cortese
REGGIO EMILIA. Non sono mancate ieri mattina le sorprese nel procedimento – un’ora e mezza d’udienza, a porte chiuse, con botta e risposta fra accusa e difesa – relativo al maxi sequestro preventivo di beni che dal gennaio 2015 blocca beni per 10 milioni di euro riferibili all’imprenditore 55enne d’origine cutrese Palmo Vertinelli (che da tempo vive a Montecchio ma da oltre due anni è in carcere perché finito nella “rete” dell’operazione antimafia Aemilia). La nuova Corte (presieduta da Dario De Luca, giudici a latere Angela Baraldi e Simone Medioli Devoto) ha in parte accolto le richieste formulate la scorsa udienza dai difensori (gli avvocati Alessio Fornaciari e Teresa Corradi Cervi). È stato così ammesso il verbale della testimonianza-fiume fatta dal pentito Giuseppe Giglio nell’ambito del processo Aemilia in corso a Reggio nell’aula-bunker, inoltre verrà sentito il geometra che ha sempre lavorato per Vertinelli. Sempre il collegio giudicante si è espresso ieri, accogliendole, sulle richieste avanzate nell’udienza stessa dal pm antimafia Beatrice Ronchi su diverse acquisizioni: il verbale sulla testimonianza ad Aemilia del pentito Angelo Salvatore Cortese, le trascrizioni di alcune intercettazioni ambientali connesse all’operazione contro la ’ndrangheta “Scacco matto” (dalla quale Vertinelli venne alla fine prosciolto), infine il resoconto di alcune indagini patrimoniali eseguite dalla Finanza. Poi, sotto la forma tecnica di “spontanee dichiarazioni”, Vertinelli ha illustrato la sua storia imprenditoriale, da quando 17enne era salito al Nord (cioè alla fine degli anni Settanta) e specificatamente a Verona, per poi approdare a Montecchio dove vive la sorella. Ora il procedimento vivrà un’altra “tappa” ai primi di aprile. Nelle udienze di fine-2016 sono già state espresse le conclusioni dalle due parti in causa. Il pm Ronchi ha inquadrato Vertinelli come uomo-chiave del clan Grande Aracri, per poi chiederne la sorveglianza speciale nonché l’obbligo di residenza a Montecchio per 5 anni, oltre alla confisca totale del patrimonio (rimarcando la sproporzione fra i redditi dichiarati e i consistenti beni accumulati).
La difesa ha replicato alle argomentazioni del pm Ronchi, non solo sulla pericolosità del suo assistito (ritenendo non provato la sua appartenenza al clan Grande Aracri) ma anche sulla questione patrimoniale, rimarcando come sbagliato considerare solo i redditi di Vertinelli e non anche le sue società (il perito non le ha considerate, ritenendo inattendibili i bilanci per evidenti disordini contabili, ndr) il che smentirebbe la sperequazione rilevata dalla Dda.(t.s.)
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