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Unicredit, Manodori paga ma la sua quota si dimezza

di Enrico Lorenzo Tidona
Unicredit, Manodori paga ma la sua quota si dimezza

La ricapitalizzazione parziale a Reggio vale 16 milioni, di cui 2,5 milioni per cassa Il controvalore totale sale a 49 milioni di euro ma la quota scende allo 0,18%

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REGGIO EMILIA. Fondazione Manodori mantiene fede alle sue origini bancarie. L’ente di Reggio Emilia ha compiuto l’ultimo notevole sforzo aderendo - per quanto le era possibile - in modo parziale al maxi aumento di capitale da 13 miliardi di euro di Unicredit, di cui è azionista, che si è concluso in questi giorni. Il controvalore dell’operazione per Reggio è pari 16 milioni di euro, ma l’uscita “per cassa” è di circa 2,5 milioni di euro. In pratica, con questa ricapitalizzazione, il controvalore attuale della partecipazione di Reggio nella banca - sempre meno milanese e sempre più europea per interessi e azionisti - sale a 49 milioni di euro. Una goccia nel sempre più vasto libro dei soci di Unicredit, dove le fondazioni bancarie ormai arrancano, spolpate nei patrimoni dalle svalutazioni della partecipazione, come sa bene anche un altro grande azionista reggiano, la famiglia Maramotti, rimasta solida grazie al multibusiness.

Tecnicamente, per aderire all'aumento, la Manodori ha venduto 1,2 milioni di diritti e ne ha esercitati 786mila, acquistando circa 2 milioni di azioni che portano il totale della partecipazione della Manodori nell’istituto di credito a 4 milioni di azioni. «Gli amministratori della Fondazione hanno preso atto del piano industriale di Unicredit, considerato coerente con le previsioni relative agli attuali scenari internazionali» ha scritto l’ente ieri in una nota: «Con l'adesione parziale all’aumento di capitale, la Fondazione Manodori rispetta le indicazioni del protocollo siglato tra l'Acri, che associa le fondazioni bancarie italiane, e il Ministero dell'Economia e delle Finanze, che prevede che l'investimento delle fondazioni in un solo titolo sia inferiore ad un terzo del patrimonio dell'ente. La partecipazione della Fondazione Manodori in UniCredit è pertanto scesa dallo 0,32% allo 0,18%. L’adesione viene ritenuta in linea con gli obiettivi di salvaguardia del patrimonio della Fondazione e, nel contempo, compatibile con la propria missione e con il piano di diversificazione degli investimenti, già intrapreso, che la Fondazione conferma di voler perseguire».

La speranza resta la medesiam da anni: che la banca torni a primeggiare e a rilasciare utili offrire ossigeno soprattutto alla fondazioni. A Reggio la perdita di peso patrimoniale e della Manodori ha cambiato gli equilibri. La cassaforte ormai sembra essere sempre più la multiulity Iren, che offre dividenti ai comuni azionisti. Il terzo settore soffre invece nella restrizione delle erogazioni da parte della Manodori. Un sostegno al lavoro del presidente Gianni Borghi è giunto pochi giorni fa dal sindaco di Reggio Luca Vecchi, che ha precisato come «l’epoca nella quale l'investimento del patrimonio in Unicredit - che era pari al 90% e oggi si è ridotto al 33% - era funzionale ad un ruolo nell'istituto di credito è abbondantemente alle spalle».

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