«La madre di Carlo non teme il processo»
L’avvocato Carrara assiste i famigliari del bimbo che ingerì il detersivo: «Si aspettano la verità»
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SAN MARTINO IN RIO. «I genitori del piccolo Carlo si aspettano dal processo che venga accertata la verità sulla morte del figlio. E soprattutto che quella tragedia non è stata colpa loro».
L’avvocato Alessandro Carrara, che assiste i famigliari del bambino di due anni morto il 28 agosto 2015 al Santa Maria Nuova di Reggio Emilia dopo aver ingerito del detersivo nel bar gestito dai genitori, spiega così lo stato d’animo dei Russo dopo la chiusura delle indagini e la richiesta di rinvio a giudizio.
I pm Giacomo Forte e Giulia Stignani hanno chiesto il processo per 4 medici dell’ospedale e per la madre Giusy Cataldo per omessa vigilanza. La donna nel processo sarà difesa dall’avvocato Alessandro Conti, nella sua veste di imputata, e tutelata da Carrara in caso di costituzione di parte civile. «La richiesta di rinvio a giudizio non preoccupa la madre – dice l’avvocato Carrara – è un atto dovuto e ampiamente previsto. La nostra perizia, ma anche quella del pm, conferma che la morte del bimbo non è stata provocata dal detersivo ma dal farmaco che venne somministrato al piccolo in ospedale».
Il processo si annuncia dunque come uno scontro di perizie, dato che quella dei medici indagati riconosce nell’ingestione del detersivo una causa scatenante di quello che è accaduto dopo: il nodo centrale sarà determinare cosa abbia effettivamente provocato la morte del bambino dopo quattro giorni di ricovero in ospedale. «I genitori sono anche amareggiati e arrabbiati per quanto è stato detto su di loro», prosegue l’avvocato. Il riferimento è anche a tanti commenti che apparvero sui social network dopo che avevano annunciato una causa civile nei confronti dell’ospedale Santa Maria. «È stato detto che volevano strumentalizzare la morte del figlio e allontanare le colpe da loro». Alla fine la famiglia Russo ha deciso di lasciare San Martino in Rio e di trasferirsi a Salerno, dove hanno aperto una piadineria che si chiama “Da Carlo”.
Il piccolo Carlo Russo era arrivato al pronto soccorso del Santa Maria Nuova di Reggio mercoledì 25 agosto 2015 dopo che, nel bar Black&White di via dell'Artigianato a San Martino in Rio, gestito da mamma e papà, aveva ingerito accidentalmente del detersivo per lavastoviglie che era in un bicchierino.
La mamma, quando si era accorta dell'accaduto, era subito intervenuta per cercare di far rimettere al piccolo il pericoloso liquido ingerito. Poi, era scattata la corsa all’ospedale Santa Maria di Reggio, dove il bambino era deceduto alle 7 del 28 agosto. Sarà il processo, nel caso il gup accolga le richieste di rinvio a giudizio, a dover fare luce su quello che accadde in quei giorni di ricovero.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
L’avvocato Alessandro Carrara, che assiste i famigliari del bambino di due anni morto il 28 agosto 2015 al Santa Maria Nuova di Reggio Emilia dopo aver ingerito del detersivo nel bar gestito dai genitori, spiega così lo stato d’animo dei Russo dopo la chiusura delle indagini e la richiesta di rinvio a giudizio.
I pm Giacomo Forte e Giulia Stignani hanno chiesto il processo per 4 medici dell’ospedale e per la madre Giusy Cataldo per omessa vigilanza. La donna nel processo sarà difesa dall’avvocato Alessandro Conti, nella sua veste di imputata, e tutelata da Carrara in caso di costituzione di parte civile. «La richiesta di rinvio a giudizio non preoccupa la madre – dice l’avvocato Carrara – è un atto dovuto e ampiamente previsto. La nostra perizia, ma anche quella del pm, conferma che la morte del bimbo non è stata provocata dal detersivo ma dal farmaco che venne somministrato al piccolo in ospedale».
Il processo si annuncia dunque come uno scontro di perizie, dato che quella dei medici indagati riconosce nell’ingestione del detersivo una causa scatenante di quello che è accaduto dopo: il nodo centrale sarà determinare cosa abbia effettivamente provocato la morte del bambino dopo quattro giorni di ricovero in ospedale. «I genitori sono anche amareggiati e arrabbiati per quanto è stato detto su di loro», prosegue l’avvocato. Il riferimento è anche a tanti commenti che apparvero sui social network dopo che avevano annunciato una causa civile nei confronti dell’ospedale Santa Maria. «È stato detto che volevano strumentalizzare la morte del figlio e allontanare le colpe da loro». Alla fine la famiglia Russo ha deciso di lasciare San Martino in Rio e di trasferirsi a Salerno, dove hanno aperto una piadineria che si chiama “Da Carlo”.
Il piccolo Carlo Russo era arrivato al pronto soccorso del Santa Maria Nuova di Reggio mercoledì 25 agosto 2015 dopo che, nel bar Black&White di via dell'Artigianato a San Martino in Rio, gestito da mamma e papà, aveva ingerito accidentalmente del detersivo per lavastoviglie che era in un bicchierino.
La mamma, quando si era accorta dell'accaduto, era subito intervenuta per cercare di far rimettere al piccolo il pericoloso liquido ingerito. Poi, era scattata la corsa all’ospedale Santa Maria di Reggio, dove il bambino era deceduto alle 7 del 28 agosto. Sarà il processo, nel caso il gup accolga le richieste di rinvio a giudizio, a dover fare luce su quello che accadde in quei giorni di ricovero.
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