Perseguitava la ex, pesante condanna
Tre anni e 10 mesi al 28enne che aggredì con una mazza da baseball la fidanzata e gli amici che la difendevano
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CAMPEGINE. Era accusato di aver perseguitato la ex fidanzata. Un’escalation di messaggi, pedinamenti e minacce culminata in un’aggressione con una mazza da baseball, nella quale furono picchiati anche due amici della vittima.
Ieri mattina il giudice Dario De Luca ha condannato a tre anni e 10 mesi un 28enne di Campegine che nell’estate del 2015 era stato arrestato dopo l’aggressione alla ex (ora il giovane è libero e non è soggetto ad alcuna misura cautelare).
La vittima e i due ragazzi aggrediti, assistiti dall’avvocato Claudio Vincetti, si sono costituiti parte civile nel processo ed è stato riconosciuta loro una provvisionale di 16mila euro (10mila alla giovane e 3mila ciascuno ai due amici).
Ieri il pm Stefania Pigozzi aveva chiesto una condanna a quattro anni e 6 mesi, mentre l’avvocato Carmine Migale, difensore del giovane, l’assoluzione. L’avvocato Vincetti, nel sua arringa, ha evidenziato come la condotta persecutoria dell’imputato sia stata dimostrata. «I tabulati telefonici e le prove testimoniali confermano le accuse», ha detto il legale.
Di parere opposto il difensore del 28enne. «Aspettiamo le motivazioni prima di commentare la sentenza, che riteniamo pesante, sia nella pena che nell’entità della provvisionale». Il legale Carmine Migale ritiene che il reato di stalking non sia stato provato. «Dopo la fine della relazione sono stati numerosi gli incontri tra il mio assistito e la ex fidanzata, che ha anche risposto ai messaggi telefonici. Questo comportamento non è compatibile con l’ipotesi del reato di stalking, che si configura quando la vittima cambia stile di vita. In questo caso invece il cambiamento non è avvenuto. Lei ha continuato la sua vita, senza paura e per questo ho chiesto l’assoluzione».
La ex fidanzata alla Gazzetta aveva raccontato una storia fatta di violenze e minacce durate un anno e mezzo e iniziate quando aveva lasciato il fidanzato. «Mi ha scritto subito che voleva tornare con me, il giorno dopo è passato a dieci messaggi, quello dopo a duecento. Lo stesso è successo con le chiamate. Io rispondevo perché volevo che si calmasse, che capisse la situazione, ma lui ha iniziato a minacciarmi. “Quando ti vedo ti butto dell’acido addosso”, mi diceva, “Voglio vederti su una sedia a rotelle”, “Ti uccido”».
E dalle parole il 28enne è passato ai fatti. «Mi seguiva dappertutto. Andavo all’università ed era fuori dall’aula, andavo a bere un aperitivo con le amiche e lui passava davanti al locale».
Mese dopo mese la situazione è peggiorata. «Si era messo a minacciare anche le persone che giravano con me, e dopo sette mesi che ci eravamo lasciati ha picchiato un mio amico. Lì, per la prima volta, ha picchiato anche me. Allora l’ho denunciato». Ma la persecuzione non è finita, e si è così arrivati all’aggressione a colpi di mazza da baseball. «Mi aveva chiesto di vederci per parlare – aveva detto la vittima –. Voleva chiarire. Stupidamente gli ho creduto e sono andata davanti al bar dove mi stava aspettando. Non ho fatto in tempo a scendere dall’auto che lui mi è volato addosso e mi ha colpita all’anca con un mazza. Sono scappata urlando, lui dietro. Mi ha colpita alla spalla e sono caduta. Per fortuna i miei amici non avevano creduto alla sua buona fede e mi hanno seguita. Si sono picchiati, anche loro hanno preso delle mazzate».
L’imputato ha sempre fornito una versione diversa, anche sull’ultima aggressione. Il giovane ha negato di avere avuto con sé una mazza da baseball e ha detto di aver usato un ramo, trovato per terra, per difendersi dagli amici della sua ex fidanzata. (j.d.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Ieri mattina il giudice Dario De Luca ha condannato a tre anni e 10 mesi un 28enne di Campegine che nell’estate del 2015 era stato arrestato dopo l’aggressione alla ex (ora il giovane è libero e non è soggetto ad alcuna misura cautelare).
La vittima e i due ragazzi aggrediti, assistiti dall’avvocato Claudio Vincetti, si sono costituiti parte civile nel processo ed è stato riconosciuta loro una provvisionale di 16mila euro (10mila alla giovane e 3mila ciascuno ai due amici).
Ieri il pm Stefania Pigozzi aveva chiesto una condanna a quattro anni e 6 mesi, mentre l’avvocato Carmine Migale, difensore del giovane, l’assoluzione. L’avvocato Vincetti, nel sua arringa, ha evidenziato come la condotta persecutoria dell’imputato sia stata dimostrata. «I tabulati telefonici e le prove testimoniali confermano le accuse», ha detto il legale.
Di parere opposto il difensore del 28enne. «Aspettiamo le motivazioni prima di commentare la sentenza, che riteniamo pesante, sia nella pena che nell’entità della provvisionale». Il legale Carmine Migale ritiene che il reato di stalking non sia stato provato. «Dopo la fine della relazione sono stati numerosi gli incontri tra il mio assistito e la ex fidanzata, che ha anche risposto ai messaggi telefonici. Questo comportamento non è compatibile con l’ipotesi del reato di stalking, che si configura quando la vittima cambia stile di vita. In questo caso invece il cambiamento non è avvenuto. Lei ha continuato la sua vita, senza paura e per questo ho chiesto l’assoluzione».
La ex fidanzata alla Gazzetta aveva raccontato una storia fatta di violenze e minacce durate un anno e mezzo e iniziate quando aveva lasciato il fidanzato. «Mi ha scritto subito che voleva tornare con me, il giorno dopo è passato a dieci messaggi, quello dopo a duecento. Lo stesso è successo con le chiamate. Io rispondevo perché volevo che si calmasse, che capisse la situazione, ma lui ha iniziato a minacciarmi. “Quando ti vedo ti butto dell’acido addosso”, mi diceva, “Voglio vederti su una sedia a rotelle”, “Ti uccido”».
E dalle parole il 28enne è passato ai fatti. «Mi seguiva dappertutto. Andavo all’università ed era fuori dall’aula, andavo a bere un aperitivo con le amiche e lui passava davanti al locale».
Mese dopo mese la situazione è peggiorata. «Si era messo a minacciare anche le persone che giravano con me, e dopo sette mesi che ci eravamo lasciati ha picchiato un mio amico. Lì, per la prima volta, ha picchiato anche me. Allora l’ho denunciato». Ma la persecuzione non è finita, e si è così arrivati all’aggressione a colpi di mazza da baseball. «Mi aveva chiesto di vederci per parlare – aveva detto la vittima –. Voleva chiarire. Stupidamente gli ho creduto e sono andata davanti al bar dove mi stava aspettando. Non ho fatto in tempo a scendere dall’auto che lui mi è volato addosso e mi ha colpita all’anca con un mazza. Sono scappata urlando, lui dietro. Mi ha colpita alla spalla e sono caduta. Per fortuna i miei amici non avevano creduto alla sua buona fede e mi hanno seguita. Si sono picchiati, anche loro hanno preso delle mazzate».
L’imputato ha sempre fornito una versione diversa, anche sull’ultima aggressione. Il giovane ha negato di avere avuto con sé una mazza da baseball e ha detto di aver usato un ramo, trovato per terra, per difendersi dagli amici della sua ex fidanzata. (j.d.p.)
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