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Reggio Emilia, nuova vita per i balocchi del Bazar Vampa

Luciano Salsi
Reggio Emilia, nuova vita per i balocchi del Bazar Vampa

Corrado Pedroni, 58 anni, custodisce gelosamente pupazzi e soldatini: «Quasi tutti i giocattoli sono regali del nonno, ho nostalgia di quel mondo»

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REGGIO EMILIA. Nel dopoguerra Nilla Pizzi cantava ancora il lacrimoso motivo composto nel 1928 “Balocchi e profumi”. L'avevano in mente anche le mamme che fino agli anni Sessanta s'incollavano insieme ai figli alle vetrine del Bazar Vampa, su cui ora campeggia l'insegna della libreria All'Arco, in via Emilia Santo Stefano, ma che allora evocava nel nome un mercato mediorientale con una lampada di Aladino capace di soddisfare ogni desiderio.

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Le dilaniava il dilemma di come dividere i pochi soldi disponibili fra gli articoli offerti da quel meraviglioso emporio di “chincaglieria e giocattoli”, ma poi finivano per concedersi qualche sfizio, sapendo che avrebbero provveduto i nonni ad accontentare i nipoti. Ai bambini d'allora rimane perlopiù soltanto il ricordo di quell'incanto, poichè pochi gingilli sono sopravvissuti alla loro furia ludica.

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Fa eccezione il 58enne ragioniere Corrado Pedroni, che custodisce gelosamente la più ricca collezione di giocattoli provenienti dal bazar immortalato da Renzo Vaiani in una suggestiva fotografia riportata sul calendario 2016 della Gazzetta di Reggio.

Li ha allineati sugli scaffali che tentano di riprodurre l'interno del negozio nell'ampio magazzino annesso alla sua abitazione, in città. Sono i trastulli infantili tipici degli anni Sessanta, apprezzabili non tanto per la loro rarità, quanto per il fatto di provenire tutti dalla ditta di commercio all'ingrosso e al dettaglio fondata da Goffredo Vampa, immigrato a Reggio dalla natia Fano negli anni a cavallo della Prima guerra mondiale.

Soltanto alcuni hanno le etichette che ne dimostrano la provenienza. Per gli altri vale la testimonianza del proprietario, che non li ha mai offerti in vendita, pur essendo solito allestire un banchetto con altri oggetti di modernariato e antiquariato nei mercatini delle nostre zone.

«Quasi tutti - assicura Pedroni - sono giocattoli donatimi da mio nonno. Alcuni me li sono procurati successivamente. La passione per le cose antiche ce l'ho nel sangue. L'ho ereditata dal mio bisnonno, che aveva un negozio di antiquariato in via del Vescovado, dove ebbe come garzone Nello Leonardi, il futuro pittore. La collezione del Vampa ha per me un valore affettivo. Non la cederò mai. L'attività commerciale di mio cognato, alla quale collaboro, mi costringe spesso ad allontanarmi da Reggio per qualche giorno. Quando ritorno stressato, alla sera, mi si ricrea lo spirito rifugiandomi nel magazzino con i miei giocattoli. Ho un po' la sindrome di Peter Pan. Lui cercava l'Isola che non c'è. Il Bazar Vampa è la mia isola, che ho cercato di ricostruire».

I pezzi della collezione, un'ottantina, si segnalano per lo stato di conservazione buono o ottimale, per i materiali oggi non più utilizzati, gomma, bachelite e tessuti, nonchè per la lavorazione ancora parzialmente manuale.

Pedroni mette in bella evidenza quelli che predilige, anzitutto i pupazzi di Biancaneve e i sette nani, poi la dozzina di soldatini di marca Nardi, nordisti e sudisti, con un fortino western di legno espanso, e la ventina di burattini di gomma, alcuni con i vestiti confezionati da sua nonna: «Gli occhi - spiega - sono dipinti a mano. I quattro più belli li ho portati a far vedere ai bambini di una scuola materna. Io sono sposato senza figli, ma non permettevo neppure ai miei nipoti di maneggiare questi giocattoli».

Sono ancor meglio conservati gli Stanlio e Ollio che alzano il cappello e suonano. Non mancano una maschera fatta di garza, i personaggi di Disney della marca Ledra, Dracula e gli altri protagonisti dei film horror della ditta Aurora, tutti dipinti a mano, i quattro moschettieri e una dozzina di marionette di bachelite.

«Il teatrino - precisa il proprietario - mi manca. Me ne sarei procurato uno di quell'epoca, ma non sapevo se proveniva dal Vampa». Pedroni è orgoglioso anche dei suoi cinquanta modellini metallici di automobili della Polystil, di una bella Ferrari comandata a distanza, di un trenino Rivarossi con binari e galleria, di un fucile ad aria compressa tipo Winchester, che spara pallini di plastica, di un motoscafo con pila, di un'auto della polizia e di statuine del presepe con pozzo e ponte. La disposizione dei cimeli mira a ricreare la suggestione del bazar, il cui interno è raffigurato in una vecchia stampa appesa a una parete del magazzino: «Ho nostalgia - confessa Pedroni - di quel mondo e coltivo il fanciullino che è in me».

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