Tragica lite, cade l’accusa di omicidio
di Jacopo Della Porta
Per eccesso colposo di legittima difesa un anno e 10 mesi alla fruttivendola che con uno spazzolone colpì un 43enne
2 MINUTI DI LETTURA
REGGIO EMILIA. Aveva sempre sostenuto di essersi soltanto difesa, di aver agitato quello spazzolone nel suo negozio di ortofrutta di via Cugini, alle Acque Chiare, per tenere a distanza l’uomo che la stava aggredendo e che poi, per una ferita alla milza, morì subito dopo. E ieri la sua tesi è stata in parte accolta dal giudice Dario De Luca, che, al termine di un processo con rito abbreviato, ha condannato la 54enne keniota Noel Melly Amolo Ogutu a un anno e 10 mesi per eccesso colposo di legittima difesa (la pena è stata sospesa).
L’avvocato Vainer Burani aveva chiesto l’assoluzione della donna, sostenendo che la sua condotta, quella sera di dicembre del 2014, fosse proporzionale all’offesa. Il pm Stefania Pigozzi aveva invece chiesto una condanna a otto anni per omicidio preterintenzionale, ritenendo che la donna avesse colpito volontariamente il 43enne Massimo Simonetti.
«Sono soddisfatta», ha commentato la donna uscendo dall’aula. Mentre il marito ha aggiunto: «Non dovevamo nemmeno essere qua».
«Il consulente tecnico del giudice ha stabilito che i due colpi ricevuti dalla vittima non sono stati sufficienti a provocarne il decesso ma sono stati una concausa - dice l’avvocato Burani -. Il 43enne aveva problemi di salute per i quali si stava curando. Anche quel giorno si era recato in ospedale». Sarebbe dunque stato questo stato di vulnerabilità a far sì che i colpi ricevuti con lo spazzolone si rivelassero fatali.
Nel corso del processo è stato sottolineato come la commerciante prima di impugnare lo spazzolone avesse telefonato quattro volte alla figlia per chiedere aiuto al marito: i tabulati telefonici lo provano. «La mia assistita aveva dunque fatto il possibile per sottrarsi da quella situazione - prosegue il legale - dice di essere stata aggredita, allora ha telefonato al marito per chiedere aiuto, e soltanto quando il suo telefonino cellulare è stato scagliato a terra e rotto ha imbracciato lo spazzolone per difendersi». La lite era scoppiata per una questione di soldi. Simonetti, residente a Roccarainola, in provincia di Napoli, quel giorno si era recato nel negozio in compagnia di un commerciante reggiano, Sandro Montanari, che vantava un credito verso la negoziante. Il reggiano, sempre ieri, è stato rinviato a giudizio per tentata estorsione per le modalità con le quali avrebbe chiesto la restituzione dei soldi.
L’avvocato Vainer Burani aveva chiesto l’assoluzione della donna, sostenendo che la sua condotta, quella sera di dicembre del 2014, fosse proporzionale all’offesa. Il pm Stefania Pigozzi aveva invece chiesto una condanna a otto anni per omicidio preterintenzionale, ritenendo che la donna avesse colpito volontariamente il 43enne Massimo Simonetti.
«Sono soddisfatta», ha commentato la donna uscendo dall’aula. Mentre il marito ha aggiunto: «Non dovevamo nemmeno essere qua».
«Il consulente tecnico del giudice ha stabilito che i due colpi ricevuti dalla vittima non sono stati sufficienti a provocarne il decesso ma sono stati una concausa - dice l’avvocato Burani -. Il 43enne aveva problemi di salute per i quali si stava curando. Anche quel giorno si era recato in ospedale». Sarebbe dunque stato questo stato di vulnerabilità a far sì che i colpi ricevuti con lo spazzolone si rivelassero fatali.
Nel corso del processo è stato sottolineato come la commerciante prima di impugnare lo spazzolone avesse telefonato quattro volte alla figlia per chiedere aiuto al marito: i tabulati telefonici lo provano. «La mia assistita aveva dunque fatto il possibile per sottrarsi da quella situazione - prosegue il legale - dice di essere stata aggredita, allora ha telefonato al marito per chiedere aiuto, e soltanto quando il suo telefonino cellulare è stato scagliato a terra e rotto ha imbracciato lo spazzolone per difendersi». La lite era scoppiata per una questione di soldi. Simonetti, residente a Roccarainola, in provincia di Napoli, quel giorno si era recato nel negozio in compagnia di un commerciante reggiano, Sandro Montanari, che vantava un credito verso la negoziante. Il reggiano, sempre ieri, è stato rinviato a giudizio per tentata estorsione per le modalità con le quali avrebbe chiesto la restituzione dei soldi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
