Da Reggio al Vaticano per confrontarsi su salute e nutrizione
di Luigi Vinceti
Il professor Daniele Del Rio invitato all’assise internazionale «Le istituzioni promuovano il valore della scelta del cibo»
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REGGIO EMILIA. Un reggiano in Vaticano. È la sintesi della singolare esperienza vissuta da un nostro concittadino, il professor Daniele Del Rio, che ha preso parte ad una assise internazionale che si è svolta nella sede della Pontificia Accademia delle Scienze posta nel cuore della città del Papa a Roma. Del Rio, che è docente associato, specialista in nutrizione umana nel Dipartimento di Agraria dell’ateneo di Parma, è intervenuto all’incontro che ha riunito esponenti della comunità scientifica internazionale composta in massima parte da esperti in nutrizione e sostenibilità ambientale. Ed ha portato il suo contributo ad alcuni dei temi centrali del convegno; vale a dire la dieta mediterranea e la salute, l’utilità della comunicazione e dell’educazione nutrizionale. In concreto è stata una analisi dei valori del cibo nel contesto della nostra quotidianità e un approfondimento sulle implicazioni che derivano da un corretto comportamento alimentare - insieme ad un adeguato stile di vita - per assicurare il benessere delle attuali e, ancor più, delle future generazioni. Da ciò che mangiamo dipendono, oltre all’obesità, alcune malattie croniche e in sostanza lo stesso livello di qualità della nostra esistenza.
«È stato un confronto molto interessante – ammette Del Rio – in un luogo decisamente insolito, dal quale sono derivati importanti contributi di esponenti di centri universitari dei cinque continenti».
Sotto la guida di monsignor Marcelo Sanchez Sarondo clinici e studiosi accademici italiani ma anche californiani, inglesi, greci e di altre nazioni si sono addentrati sulla qualità delle sostanze che ingeriamo ma anche sul ruolo svolto dalle tradizioni, sulla cultura e sui meccanismi che operano nella scelta degli alimenti, dalla composizione delle sostanze di base che vanno dalle vitamine ai minerali. Occorre una integrazione fra scienza e consuetudini per approdare ad un cibo di qualità, tenendo conto inoltre dell’arte culinaria e degli interessi che stanno alle spalle di alcuni prodotti. «Le istituzioni che si occupano dell’istruzione - Del Rio ricorda una delle conclusioni - debbono occuparsi della educazione per promuovere il valore della scelta del cibo nelle generazioni future».
«È stato un confronto molto interessante – ammette Del Rio – in un luogo decisamente insolito, dal quale sono derivati importanti contributi di esponenti di centri universitari dei cinque continenti».
Sotto la guida di monsignor Marcelo Sanchez Sarondo clinici e studiosi accademici italiani ma anche californiani, inglesi, greci e di altre nazioni si sono addentrati sulla qualità delle sostanze che ingeriamo ma anche sul ruolo svolto dalle tradizioni, sulla cultura e sui meccanismi che operano nella scelta degli alimenti, dalla composizione delle sostanze di base che vanno dalle vitamine ai minerali. Occorre una integrazione fra scienza e consuetudini per approdare ad un cibo di qualità, tenendo conto inoltre dell’arte culinaria e degli interessi che stanno alle spalle di alcuni prodotti. «Le istituzioni che si occupano dell’istruzione - Del Rio ricorda una delle conclusioni - debbono occuparsi della educazione per promuovere il valore della scelta del cibo nelle generazioni future».
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